Home > In Evidenza > Cannes 2017 — L’inganno

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Era attesa al varco Sofia Coppola, con il suo nuovo “L’Inganno” (“The Beguiled“) in Concorso a Cannes 2017. Cineasta divisiva come pochi altri, amata o (ancor più) detestata ad ogni nuovo capitolo del suo percorso, è per chi scrive un’artista lucida e consapevole nel tracciare i confini delle divagazioni sociali del nuovo millennio. Proprio così, divagazioni: una grande narratrice del futile e dei rovelli emotivi e (poco) intellettuali dell’alta borghesia, con un occhio sempre complice a mai giudicante verso personaggi spesso sgradevoli, superficiali, apparentemente vuoti.

Questa volta, riadattando il romanzo “A Painted Devil” di Thomas P. Cullinan, ha scelto di confrontarsi inevitabilmente nientemeno che con Don Siegel (e con la sua precedente versione cinematografica “La notte brava del soldato Jonathan”), sfidando coraggiosamente le accuse di oltraggio, lesa maestà, confronto perso in partenza. E la sfida può rivelarsi vinta, se per sfida intendiamo l’appropriazione totale di questa storia e dei suoi (non) personaggi, l’iscrizione a pieno titolo nel mondo cinematografico della Coppola, lo slittamento del punto di vista sul gruppo di donne di età variabile che fagocitano il malcapitato soldato ferito. Tutto è però molto, troppo compresso: abbacinati dalla bellezza delle immagini e dalla successione degli eventi si ha l’impressione che il film vada via un lampo, affrettando soprattutto il crescendo di eventi nel finale.

In piena guerra di Secessione, in Virginia, nel profondo Sud degli Stati Uniti, le residenti di un collegio femminile soccorrono un soldato nordista ferito. Accolto immediatamente, curato e sfamato, il soldato John McBurney (Colin Farrell) scatena una battaglia tra le residenti (Nicole KidmanKirsten DunstElle Fanning) che porterà a tragiche conseguenze …

Per capire che la vicenda fosse nelle corde della Coppola, bastava leggere la quarta di copertina del romanzo di Cullinan: una comunità di donna alle prese con l’arrivo del maschio, un collegio del Sud dove si educa alle buone maniere (“se fate quel che vi dico, starete lontani dagli affanni del mondo”, dice l’istitutrice Kidman), il pericolo dell’elemento estraneo in una quotidianità standardizzata e sclerotizzata. Tra lezioni di francese e di ricamo, piomba nel giardino un “nemico” ferito, subito accolto dalla comunità: carità cristiana o ringraziamenti al Cristo per l’uomo avvenente cascato tra le mani? “The Beguiled” non perde tempo a dare la terza dimensione ai suoi personaggi (tranne qualche cenno al passato della Kidman, che ha lasciato aperto il collegio in casa sua “perchè non aveva altro posto dove andare”), usa il corpo e lo status delle sue attrici e del suo attore consapevole di quanto quelle fattezze portino in dote al film al solo apparirvi. E quindi Farrell è soprattutto un uomo attraente e la Fanning è pura sensualità, sguardi e sex appeal.

In questo southern drama dove la guerra è un cupo e incombente rumore di fondo e la veste fotografica a luce naturale di Philippe Le Sourd valorizza al massimo la pellicola 35mm usata per le riprese, in questo “Biancaneve e i sette nani” rivoltato e dalle metafore esplicitate, in questo ritratto al femminile di quel misto di solidarietà e cattiveria che può essere un gruppo di donne con lo stesso obiettivo, dove la lingua francese rappresenta finta raffinatezza e falsità, il meccanismo sembra davvero funzionare come un orologio. Ma i problemi ci sono, e non sono di poco conto, primo fra tutti, come già detto in precedenza, l’incredibile fretta di arrivare al punto: quando si entra nella storia e nell’ambientazione, quando le atmosfere umide ci bagnano la pelle, quando siamo coscienti del gioco d’invidie represse che sta per mettersi in atto … è già l’ora di tornare a casa. Per questo crediamo che Sofia Coppola, questa volta, avesse le idee chiarissime sul cosa raccontare, un po’ meno sul come farlo.

Se conoscete già la storia e avete visto il film di Siegel, potreste uscire dalla sala (in Italia a settembre) non appagati dalla semplice eleganza della realizzazione. Qui il film sembra essere piaciuto più alle donne che agli uomini, in un’ennesima riedizione della battaglia fra sessi di cui la Coppola ha appena scritto un altro (comunque importante) capitolo. Il cervello mi suggerisce il voto che vedete in alto, la mia parte femminile desidererebbe una mezza stella in più: io non ho il coraggio e l’avventatezza del soldato Jonathan, vivrò sicuramente di più ma mi annoierò anche molto di più.

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