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Cannes 2019 — I vincitori, Palma d’Oro a Bong Joon-ho

Non osavamo sperarci, e invece è accaduto: il miglior film del Concorso è anche la Palma d’Oro di Cannes 2019, la seconda di fila che vola in Estremo Oriente. “Parasite” di Bong Joon-ho è un’opera straordinaria, un mix di generi (commedia, thriller, horror), un film politico che dispiega metafore chiare, cristalline, demandando la complessità al linguaggio cinematografico, ad articolati movimenti di macchina, e sintesi visive inequivocabili. Dopo gli ultimi due film in trasferta negli Usa, il regista sudcoreano torna a casa e piazza un colpo sensazionale, ai livelli dei suoi precedenti “Memories of Murder” e “The Host”. Lunedì arriverà la recensione, quest’anno le file per le proiezioni lunghe e faticose ci obbligano a pubblicare molte cose dall’Italia, e quindi il Festival di Cannes vi accompagnerà, con Loudvision, ancora per un po’, per tutta la prossima settimana.

Passiamo a una veloce analisi degli altri premi. Lo diciamo francamente, non siamo riusciti a vedere “Atlantique” di Mati Diop (per i motivi di cui sopra, quest’anno muoversi con qualche minuto di ritardo per assistere ad una proiezione è sempre risultato ferale), ma la reazioni critiche sono state incoraggianti e aspettiamo con fiducia l’uscita italiana. Siamo contenti di veder sventolare la bandiera del Senegal così in alto nel palmarès, comunque, e che a vincere il Gran Premio della Giuria sia stata una giovane e talentuosa cineasta. Nessuno aveva pronosticato premi per questo film, lo diciamo con altrettanta franchezza.

Di “Bacurau” di  Kleber Mendonça Filho e Juliano Dornelles vi avevamo dato conto nei primi giorni, e il film è cresciuto a distanza, nonostante le plurime visioni. Ancora un premio politico, per un film dal forte messaggio antimperialista, folle e sconclusionato ma con punte d’innegabile genialità. C’era di (molto) meglio, ma può andar bene così.

Inappuntabili le interpretazioni: Emily Beecham era davvero tra le poche meritevoli del riconoscimento per il buonissimo “Little Joe” di Jessica Hausner, fantascienza raggelante, intellettuale e distopica, mentre per Antonio Banderas bisogna contestualizzare il momento. Prende il premio più importante della sua carriera per “Dolor y gloria”, ma toglie (involontariamente) forse l’ultima occasione per la Palma al suo regista Pedro Almodóvar, in un film in cui il primo interpreta l’alter ego del secondo. Folle intreccio di arte e vita, una storia dal sapore melodrammatico tipicamente almodovariana. Speriamo che la prenda bene (Pedro, Banderas dal palco era giustamente raggiante) …

La migliore sceneggiatura premia il mestiere principale di Céline Sciamma, ma questa volta il film, “Portrait de la jeune fille en feu”, aveva nella regia l’elemento di spicco: il classico contentino, un film che piace alla giuria ma meno degli altri premiati.

Gioia e commozione per la menzione speciale ad Elia Suleiman e al suo “It Must be Heaven”. Per chi non conosce il lavoro del cineasta palestinese, immaginate l’Hulot di Tati immerso in un umorismo alla Roy Andersson, con tocchi chapliniani. Un gioiellino, di umorismo, denuncia, visione del mondo, arriverà anche per lui la recensione dedicata. Non riusciamo a capacitarci, invece, da parte di una giuria piena di registi (oltre al Presidente Iñarritu, anche Pawel PawlikowskiAlice Rohrwacher, Kelly Reichardt, Yorgos Lanthimos, Enki Bilal, Robin Campillo) del premio per i fratelli Dardenne e il loro (modesto) “Le jeune Ahmed”Stile non più radicale, addomesticato, spesso piattamente illustrativo. E ci dispiace, soprattutto, per Quentin Tarantino, Marco BellocchioCorneliu Porumboiu Abdel Kechiche (di questi ultimi due arriveranno le recensioni nei prossimi giorni).

Ma quella che si ricorda, tornando indietro con la mente, è sempre la Palma, quindi l’umore, alla fine di questa lunga cerimonia e di questo festival estenuante (ma esaltante per opere presentate, non vediamo comunque l’ora di tornare l’anno prossimo) è iperpositivo. Da Cannes è tutto, ma il festival continuerà, su LoudVision, anche nella prossima settimana. Restate connessi!

 

Palma d’Oro – Miglior film

“Gisaengchung” (“Parasite”) di Bong Joon-ho

Grand Prix
“Atlantique” di Mati Diop

Premio della Giuria – Ex Aequo
“Les misérables” di Ladj Ly
Bacurau” di Kleber Mendonça Filho & Juliano Dornelles

Migliore regia
Jean-Pierre e Luc Dardenne per “Le jeune Ahmed

Migliore attrice
Emily Beecham per “Little Joe” di Jessica Hausner

Migliore attore
Antonio Banderas per “Dolor y gloria” di Pedro Almodóvar

Migliore sceneggiatura
Portrait de la jeune fille en feu” di Céline Sciamma

Menzione Speciale della Giuria
“It Must Be Heaven” di Elia Suleiman

Caméra d’Oro – Migliore opera prima
“Nuestras Madres” di César Díaz (Semaine de la Critique)

Palma d’Oro – Miglior cortometraggio
“The Distance Between Us and The Sky” di Vasilis Kekatos

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