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Emma Nolde: “Bisogna essere pronti ad accogliere le parole” [INTERVISTA]

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Il lato tenebroso e affascinante della timidezza coniugato alla determinazione, alla capacità di riflessione e di ponderare le proprie scelte pianificando al meglio il proprio lavoro; sembrano peculiarità ormai mitiche, lontane dal mondo che ci circonda, così veloce, così schizofrenico, specie nell’industria musicale odierna. Ma con “Toccaterra”, pubblicato il 4 settembre 2020 per Woodworm/Polydor/Universal, Emma Nolde ci ha ricordato la grande bellezza della scrittura personale, quella che non può assomigliare a nessuno in quanto vive esclusivamente grazie alle esperienze di chi le canzoni – così fulminanti, così intense – le scrive.

Otto tracce di rara bellezza, in cui l’urgenza espressiva della cantautrice toscana straripa tra arrangiamenti suggestivi, composti con i fidati musicisti Renato D’Amico e Andrea Pachetti, e sensazioni profonde. Abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con l’artista, in cui non sono mancate impressioni e curiosità sulla sua opera prima.

Emma, dopo un lunga gestazione il tuo primo disco, composto da 8 canzoni molto personali, è finalmente fuori. Come ti senti?

Molto bene, non vedevo l’ora che accadesse. Sto ricevendo molti messaggi sinceri, nel bene e nel male. Credo si sia percepito il percorso del lavoro, si sente che non è una album costruito in fretta; le impressioni che mi vengono dette, sia positive che negative, vengono espresse con con una certa attenzione, questo fatto ripaga.

Il primo tassello del disco è “(male)”, pezzo che mi ha fatto venire in mente una celebre canzone di una tua conterranea, ovvero “Luna in piena” di Nada: in quel brano, martellante e ipnotico , dice “[…]Tocca la paura vera, la mia timidezza mi incatena”, dunque in qualche modo chiedeva di essere trascinata nella “pista da ballo”, nella passione. Nella tua canzone invece sei tu che cerchi di trascinare, superando l’insicurezza…

Sì è un po’ questo. Anche a me la timidezza incatena, ma ho fatto vedere appunto un altro punto di vista: non ho detto esplicitamente quello ma mi sono messa nella posizione di camuffare la mia timidezza: il senso della timidezza si aggancia proprio al fatto di insegnare qualcosa male e dal pretesto, in realtà, di non insegnare proprio niente.

Un altro aspetto che mi ha colpito molto di “Toccaterra” riguarda il concetto di “bolla”, presente sia nel secondo brano che ha anticipato la pubblicazione del disco, “Nero ardesia”, ma anche nell’inciso di “Sfiorare”, dove dici “Cerchiamo la pace, scappando dagli altri“. Quanto è importante distinguersi dalla massa creando una propria, piccola, comunità sociale?

Non è un sentimento attivo quello di distinguermi dagli altri: il mio punto di vista parte più da osservare gli altri, osservare come si rapportano a me o alla mia “comunità” nel caso di “Nero Ardesia”, quindi distaccarmi da chi ha dei modi di vivere che non mi/ci appartengono; in “Sfiorare” c’è invece una sorta di esortazione a lavorare, a spingersi oltre i propri confini sia a livello mentale che a livello geografico. in “Nero ardesia” c’è più il fatto che, quando si è adolescenti, vedi altri gruppi che il sabato fanno cose che a non ti piace fare e preferisci stare seduta a parlare degli anni futuri, e magari vedi poca sensibilità e poca progettazione nel resto delle persone in questo senso: in realtà a quell’età non è così sbagliato non pensare troppo al futuro. Ma io sono sempre stata in un altro modo: mi sono sempre fatta tantissime domande e le persone che mi sono state accanto sono state sempre più simili a me.

Il pezzo che chiude l’album, “Sorrisi viola”, oltre a essere in acustico conserva una certa artigianalità anche nel suono. A cosa si deve questa scelta?

La canzone è nata proprio come si sente nel disco, poi ha assunto mille forme diverse, ha sempre funzionato in qualsiasi forma ma alla fine è tornata nella versione originale: si tratta dell’ultimo pezzo che abbiamo registrato, ma allo stesso tempo è il primo che ho scritto per il disco, però inciso l’ultimo giorno di studio: abbiamo deciso di tenere la prima take: ci sono diverse imperfezioni, inoltre è stata registrata in presa diretta, chitarra e voce in contemporanea. Abbiamo deciso di non cambiare nulla per mantenere il senso e ricordarci di quel momento. Lasciare imprecisioni permette in un disco del 2020, dove tutto è fatto in griglia, di lasciare spazio affinché ci sia alla fine uno sguardo che tende a guardare negli occhi dell’ascoltatore.

Sempre in “Sorrisi viola” dici: “Ho solo queste sei taglienti corde che odio già da un po‘”. Il tuo rapporto con la chitarra è sempre stato conflittuale oppure si trattava solo di una sensazione del momento?

Quando inizi a suonare pensando a quello che stai facendo come un lavoro, l’amore per quello che fai si scinde: come tutte le cose, si alterna tra momenti di amore puro e odio: quello che fai lo fai tutto il giorno, tutti i giorni, e ci sono dei momenti in cui vorresti fare altro: sono momenti che odi, ma in un modo particolare, fanno parte del rapporto che ho con la musica perché la vedo una cosa seria, importante; il mio rapporto con lei è intenso e quindi comprende momenti up e momenti down.

Toccaterra” è contrassegnato da un uso consistente dei cori, fattore che non si sentiva in un disco italiano da tanto tempo. Forse questa scelta è dipesa anche dal tuo background? Prima avevi un progetto jazz in trio…

Suonavo sempre con Renato e Andrea pezzi miei con sfumature jazz, un po’ al british e alla Anderson. Paak. Poi ho chiuso quella parentesi lì perché non mi appagava abbastanza, mi piaceva suonare live ma non mi dava soddisfazione riascoltarmi. Ho avuto la fortuna di continuare a lavorare con loro, e il coro è proprio uno di quei fattori che ha segnato una svolta: la voce nella maggior parte dei casi, anche se Italia si sta riutilizzando piano piano, non viene percepita come uno strumento o come elemento importante dell’arrangiamento: non c’è un utilizzo della voce funzionale agli altri elementi o che diventa essa stessa un elemento. Quando ho capito di poter utilizzare voci, cori come elemento per riempire delle frequenze per me è stato davvero importante.

Toccaterra” è un disco chiuso oppure, come accade sempre più spesso in Italia, verrà arricchito in seguito con altre sorprese?

“Toccaterra” è chiuso. Qualsiasi nuovo brano sarà legato a un altro progetto. L’idea è quella di sperimentare tanto a livello testuale e sonoro, aspettare e darmi tempo di vivere cose nuove: a me interessa riconoscere sincerità e autenticità nei progetti futuri tanto quanto è stato con “Toccaterra”, ma per farlo ho bisogno di tempo. Preferisco aspettare e fare qualcosa di soddisfacente piuttosto che accorciare i tempi e ottenere un risultato di medio livello.

Domanda a bruciapelo. Scriveresti mai per altri?

Bella domanda. Forse riuscirei a dare ad altri pezzi che non sento abbastanza forti per me ma che magari lo sono per loro: non ho mai scritto a tavolino fino a questo momento, non è un processo che utilizzo e non so se ne sarei in grado: sarebbe un procedimento diverso quello di ascoltare un’altra persona e cercare di leggere le sue intenzioni: non è una priorità, non ho urgenza di farlo al momento, ma non lo scarto per il futuro.

Hai parlato di scrittura a tavolino. Per salutarci, come ti regoli con l’ispirazione? Sei una che prova tante soluzioni fino a che non arriva la parola giusta oppure scrivi solo quando è arrivato il momento?

A livello musicale provo tantissimo, a livello testuale con me non funziona questo processo. Aspetto e cerco di essere pronta ad accogliere: con la composizione ho scoperto delle cose che mi piacciono suonando, provando, salvandole per ricordarle poi una volta scritto il testo. Ma come dicevo prima, bisogna essere pronti ad accogliere le parole: io ho una visione molto romantica della scrittura, sono dell’opinione che quando arriva l’ispirazione, arriva. Non è una roba miracolosa: è la riflessione rispetto agli avvenimenti che ti accadono, c’è un momento in cui le riflessioni, le domande che ti sei posta si sintetizzano e riesci a trovare le parole giuste, quella è la magia.

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