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Festa del Cinema di Roma 2019 | Martin Scorsese presenta The Irishman

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Martin Scorsese presenta alla Festa del Cinema di Roma 2019 l’attesissimo “The Irishman“: non sono purtroppo con lui i giganteschi protagonisti Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci, ma la passione e la precisione con cui il regista parla del proprio lavoro ci hanno regalato una conferenza stampa densa e interessante, che non ha fatto pesare l’assenza delle tre star.

La sceneggiatura di “The Irishman”, scritta da Steven Zaillian (“Schindler’s List”, “Gangs of New York”), è tratta dal libro libro “L’irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa” di Charles Brandt, che raccoglie la testimonianza di Frank Sheeran, l’Irishman del titolo, riguardo alla scomparsa misteriosa del sindacalista Jimmy Hoffa negli anni 70. Una storia di crimine, potere e tradimenti, messa in scena con sguardo quieto e sicuro, e una perfezione formale così compatta da far apparire semplice, quasi naturale, lo sforzo di tutti gli straordinari artisti coinvolti (al montaggio c’è ovviamente la fedelissima Thelma Schoonmaker).

Il progetto, racconta Martin Scorsese, nasce da Robert De Niro: «Bob, con cui non lavoravo dai tempi di “Casino”, aveva letto il libro di Brandt e ne era rimasto molto colpito. Mi ha presentato il personaggio di Frank Sheeran senza troppe parole ma con un tale trasporto emotivo da convincermi immediatamente. L’approccio suggerito da Bob mi è sembrato quello giusto: non si trattava di raccontare questa storia in modo spettacolare ma di andare a fondo nell’essenza del personaggio. Lo spettacolo doveva essere interiore. “The Irishman” è un film che parla dello scorrere del tempo, di amore, di tradimento: in definitiva, del nostro essere mortali. È un film malinconico, sì, ma credo sia una malinconia dolce, che deriva dall’accettare la morte come parte della vita».

“The Irishman” avrà un’uscita in sala (in Italia limitata, per il momento, a soli tre giorni dal 4 al 6 novembre con la Cineteca di Bologna) e sarà poi disponibile dal 27 novembre su Netflix, che ha consentito a Scorsese di portare a termine un film costoso e complesso, con ben sei mesi di post-produzione per mettere a punto il de-aging, la tecnica di ringiovanimento digitale applicata agli attori nei segmenti del film ambientati nel passato.

«Da Netflix abbiamo avuto il sostegno finanziario e la libertà creativa che non siamo riusciti a trovare né a Hollywood né altrove. Certo, anch’io preferisco la visione collettiva in una sala cinematografica, ma prima che il pubblico abbia la possibilità di vedere il film su uno schermo cinematografico, o su un televisore, o su un iPad, il film deve essere fatto. Le possibilità del cinema oggi sono infinite, sia per quanto riguarda le modalità di fruizione, sia per l’essenza stessa di ciò che chiamiamo “film”. Sta cambiando tutto. E in ogni caso, “The Irishman” resterà in una sala newyorkese (il Belasco Theatre di Broadway, ndr) per un mese intero. Altri miei film, in passato, sono stati tenuti in programmazione per un paio di settimane».

Scorsese descrive il de-aging come un «processo mistico, una tecnica che abbiamo visto migliorare di settimana in settimana», a cui il regista ha lavorato con la Industrial Light & Magic: «Ho subito messo in chiaro che non avrei coperto gli attori con elmetti, palle da tennis o altri sensori invasivi, perché si sarebbero messi a ridere in scena, non avrebbe proprio funzionato. La soluzione è stata applicare agli interpreti dei marker quasi invisibili, le cui informazioni venivano catturate da due lenti aggiuntive presenti sulla macchina da presa. Per me non c’era altro modo di realizzare questo film, non volevo assolutamente utilizzare degli attori più giovani. Forse avrei potuto farlo vent’anni fa, ma oggi desidero solo girare film con i miei amici».

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