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Ghemon e l’eleganza della sue Rose viola a Sanremo | INTERVISTA

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Questa sera Gianluca Picariello, meglio conosciuto come Ghemon, si esibirà sul palco di Sanremo insieme ai Calibro 35 e Diodato. Una performance che non vediamo l’ora di ascoltare ma nell’attesa siamo riusciti a scambiare quattro chiacchiere con il rapper campano e la sua “Rose viola”.

Ciao Ghemon. Hai cambiato diverse volte genere a livello di sound, cosa dobbiamo aspettarci stasera dall’esibizione preparata insieme ai Calibro 25 e Diodato? Puoi svelarci qualcosa anche sul tuo nuovo album in uscita?

Ho scelto appositamente loro perché, nonostante apparteniamo a due mondi musicali differenti, vorrei davvero essere versatile. Un concetto che spero esca fuori anche nel disco, proprio a significare di quanto sia importante avere una personalità ben precisa. Non per presunzione ma ho da sempre avuto l’esigenza di distinguermi, e la presenza di quest’anno a Sanremo è semplicemente un’ulteriore conferma sul proseguo del mio percorso artistico.

Puoi dirci come nascono le tue canzoni?

Certo, in realtà in maniera molto semplice. Vengono da piccoli istanti della vita quotidiana.Sono molto attaccato al panorama urban, per esempio, quando prendo tutti i giorni la metropolitana non posso far a meno di osservare, mi soffermo spesso su particolari apparentemente banali e traggo ispirazione proprio da questi.

Vista la tua partecipazione al Festival, sei  legato ad una canzone in maniera particolare?

Sicuramente a livello di di vocalità artistica posso dirti Giorgia, e la terra dei cachi di Elio e le storie tese che reputo un un pezzo davvero geniale.

Se dovessi svelarci un sogno, con chi ti piacerebbe collaborare dei tuoi colleghi?

Il primo nome che mi sento di dirti è quello di una donna, Esperanza Splading, un artista del panorama jazz che stimo moltissimo e Pino Daniele, anche se so benissimo che è impossibile. Sarebbe stato davvero meraviglioso Incontrare la sua arte.

Quanto ha influito il Festival sulla scelta della tua canzone in gara?

In realtà poco, quello a cui tengo di più è potermi migliorare giorno dopo giorno, guardo con coraggio il futuro della mia carriera e sicuramente quest’anno sono qui a Sanremo con maggiore consapevolezza, soprattutto a livello umano.

Nel 2014 è uscito Orchidee, il tuo album d’esordio? Visto anche il titolo della tua canzone in gara, per caso c’è un nesso tra questa scelta di fiori/colori?

No ma forse si! (ride, ndr). Questa volta ho scelto le rose perché sono molto le reputo il fiori più completo e complesso che esiste. Un certo senso vero. Una rosa ha le spine ma anche la delicatezza assoluta dei suoi petali. Due facce della stessa medaglia, spine e poesia. Viola perché rientra tra i miei colori preferiti, elegante e  malinconico, un pò come me.

Sappiamo che ti piace esprimerti, non solo con la musica ma in tante altre forme d’arte, segno di una sensibilità forte. Puoi dirci qualcosa a riguardo?

Amo l’arte tradotta in tutte le sue forme.  Da sempre sogno a voce alta di realizzarmi ma per farlo, ho sempre ritenuto fondamentale studiare ed essere preparato. Come quando ho scritto un libro, o come quando mi sono avvicinato a delle serate che ricordano i cabaret. In quel caso avevo voglia, quasi come fosse una necessità interiore di far sorridere le persone.

Oltre ad essere un artista con la A maiuscola, sappiamo che sei anche iscritto alla facoltà di legge, che ci dici a tal proposito?

A dir la verità ora come ora i miei libri sono lì, un pò messi da parte. Non che non abbia voluto frequentare l’univesità, ma ad un certo punto della mia vita ho deciso di seguire ciò che sentivo dentro. Non volevo accontertarmi, solo per compiacere le persone intono a me, io volevo fare musica. Credo il talento sia importante ma ancora di più è la perseveranza di crederci davvero!
A pensarci bene, studiare giurisprudenza mi è servito almeno a saper leggere i contratti discografici! (ride, ndr).

 

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