Home > Recensioni > I Hate My Village: I Hate My Village
  • I Hate My Village: I Hate My Village

    La Tempesta / none

    Data di uscita: 18-01-2019

    Loudvision:
    Lettori:

Che cosa succede quando un musicista incontra un altro musicista per suonare e parlare di interessi e tendenze musicali e si scopre di essere sulla stessa lunghezza d’onda? E se poi quei due musicisti ne contattano un altro per renderlo partecipe e invitarlo ad unirsi? E se ne chiamassero un altro ancora per produrre un disco? E se questi musicisti appartengono a gruppi diversi, godono già di una certa fama e formano una nuova band? Beh, si crea un supergruppo. Ed è erroneo pensare che queste fortuite mescolanze nascano solo dal cameratismo americano (vedete alla voce Dead Weather o Eagles of Death Metal etc..). Fortunatamente questi bei progetti spuntano quando meno ce lo si aspetta, soprattutto quando costituiscono una mera alternativa al mainstream, garantendo l’elemento sorpresa perché l’inaspettato e l’insospettabile sono due fattori determinanti affinché “tentativo” diventi “risultato”. La novità riguardante la genesi di questo supergruppo ruota attorno a quattro tra i migliori musicisti italiani e alla loro formazione dal nome un po’ splatter e anche un po’ buffo.
Prendiamo i Bud Spencer Blues Explotion, estraiamone la chitarra di Adriano Viterbini; togliamo la batteria ai Calibro 35 e agli Afterhours per unirvi Fabio Rondanini; aggiungiamo la voce di Alberto Ferrari dei Verdena e amalgamiamo il tutto con le produzioni di Marco Fasolo dei Jennifer Gentle. Tentativo = risultato: I Hate My Village. Topic Afro Beat che si attaglia perfettamente ai gusti e alle tecniche dei quattro componenti. Tanto riff, blues, funk psichedelico, jazz e Alberto che canta in inglese formano l’assetto di quest’album sezionato in nove tracce. Il nome del gruppo/disco si rifà ad un vecchio film nigeriano di cannibali e si riversa sulla copertina proveniente dalla mano del designer romano Scarful ed è uscito il 18 gennaio sotto l’etichetta La Tempesta. Si percepisce influenza della musica africana (evidentemente Viterbini non è riuscito a togliersi di dosso il tour con Bombino) e il “memento” più ovvio: la provenienza da correnti musicali eterogenee. Vi ricordiamo che stiamo parlando di professionisti che calcano i palchi da decenni, logicamente se c’è talento ed esperienza si esclude l’esito fallimentare, partendo dal presupposto che l’idea è quella di divertirsi, sperimentare e fare buona musica. Merita decisamente l’ascolto!

Pro

Contro

Scroll To Top