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I Maneskin portano le chitarre al Festival di Sanremo con “Zitti e buoni”

  

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In gara al 71°esimo Festival di Sanremo con un brano che già dal titolo si distingue da quelle che sono le usuali canzoni d’autore che da anni caratterizzano la kermesse. I Maneskin mettono sottosopra il palco dell’Ariston con “Zitti e buoni” portando il rock e le chitarre e, diciamocelo, questo ci piace tantissimo. Li incontriamo in una web conference insieme ai colleghi della stampa musicale alla vigilia dalla finale. I ragazzi ci raccontano subito come nasce la loro canzone e le emozioni ad essa collegate. Durante l’incontro la band ha annunciato le date dei prossimi live, per la prima volta nei palazzetti: il 14 dicembre Palazzetto dello Sport di Roma, il 18 dicembre Mediolanum Forum di Milano.

 

“In Zitti e buoni non ci rivolgiamo a nessuno in particolare. Non abbiamo nemici nel mondo (ridono, ndr). La nostra band negli ultimi anni ha studiato per arrivare a raggiungere un’identità riconoscibile. Noi siamo questi, questa è la nostra musica, è il nostro progetto e nessuno potrà mai spostarci da questo”.

 

VICTORIA: “L’idea di portarla a Sanremo è venuta molto naturale. Stavamo scrivendo altri brani del disco e quando abbiamo terminato questo brano abbiamo capito che ci rispecchiava davvero tanto da essere un brano “sbagliato” per Sanremo, che quasi diventa giusto. Sanremo è il festival della canzone d’autore, un palco storico abituato a vedere un determinato tipo di musica. Siamo molto contenti del successo riscosso con un brano dal sound molto duro e diverso che magari è in cima alle classifiche di questi tempi. Il nostro obiettivo è fare semplicemente quello che ci piace. Lo stesso vale, ad esempio, anche nella serata di ieri e nella scelta della cover: volevamo portare i CCCP che è comunque un genere alternativo post-punk. E’ stato fico. Ci è venuto anche moolto naturale condividere questa esperienza con Manuel ed è stato fantastico interpretare questo brano con lui. Lui è stato sempre il primo a spronarci e a raccomandarsi di non farci imporre limiti da nessuno.

THOMAS: Abbiamo registrato il disco al Mulino Recording, una casa studio che ci ha permesso di mettere su carta veramente noi stessi attraverso a tutte le varie opzioni che questo posto poteva offrirci. Ha stimolato in noi la creatività nello scrivere nuove idee. Avevamo il bisogno di far emergere il trio nella parte musicale, con un ausilio della voce di Damiano (scherza, ndr).

ETHAN: Ci siamo divertiti molto a comporre l’album. ” Zitti e buoni” è il brano apripista del disco, prepara sicuramente all’ascolto. Ci è piaciuto molto lo studio di registrazione: un casale del 17esimo secolo, dove praticamente nel piano terra c’era lo studio e nel piano elevato c’erano le stanza con i letti. Dormivamo nello studio e questo ci permetteva di sfruttare persino le ispirazioni notturne. Bastava scendere in studio anche di notte e cogliere l’attimo.

DAMIANO: La differenza tra XFactor e Sanremo? Sicuramente lì c’era il pubblico (scherza, ndr). Sono due palchi estremamente importanti ma diversi. XFactor è più un talent, Sanremo è un Festival dove non c’è competizione tra un Big e un altro. Siamo tutti artisti con le carriere avviate.

Nel frattempo, nella sala stampa digitale qualcuno puntualizza sul complimento ricevuto da Vasco Rossi che ovviamente rende orgogliosa la band:

Siamo contenti che Vasco faccia il tifo per noi. È un riconoscimento importantissimo. Se Vasco tifa per noi siamo consacrati come band rock (ridono, ndr). Il feedback esterno ci stupisce, abbiamo ottenuto un numero di streaming molto importante. Elemento non scontato e auspicabile a Sanremo con un pezzo del genere.

 

Alla domanda sulla suddivisione dei ruoli all’interno della band, Damiano risponde: “Victoria è quella più sul pezzo. Quando c’è da rispondere sui social lei è più pratica di noi. Thomas è quello che risolleva gli animi con il suo spirito super positivo, Ethan è un po’ il maestrino, ti dice dove sei sul pentagramma e cosa devi fare. E io sono l’incendiario“.

 

I Maneskin spiegano poi che ad oggi è complicato tirare su una band e riprendere in mano le chitarre. La generazione è sicuramente cambiata, ma loro sono fiduciosi che presto ci sarà un nuovo ritorno al rock n roll.

La musica si evolve. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere alle spalle un background importante, grazie anche agli ascolti dei nostri genitori. I ragazzi di oggi crescono magari in un ambiente differente e hanno altri gusti. Non c’è la concezione di avere una chitarra elettrica a casa. Ma non è una colpa. Noi ci sentiamo in dovere di portare in auge il rock n roll. All’inizio della nostra carriera, abbiamo avuto un po’ di difficoltà nel trovare un posto dove suonare. La nostra strumentazione occupava comunque spazio, eravamo in quattro! Spesso era scomodo ospitare una band.

  
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