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I Pinguingi Tattici Nucleari chiudono con sold out a Milano, report live

Il sold out era già una certezza da mesi. I Pinguini Tattici Nucleari hanno chiuso il tour che li ha portati in giro per l’Italia con l’ultima grande festa (per esattezza la centesima data) a Milano lo scorso giovedì 11 ottobre. Nemmeno la pioggia è riuscita a fermare le mille presenze ai Magazzini Generali. Una fila lunghissima di gente ad attendere il proprio turno.

I Magazzini sono un posto fighissimo, forse uno dei più belli della città meneghina. Il posto ideale per le chiusure. In apertura c’è il mitico Fabio Celenza, trentenne di Vasto (Abruzzo) noto per i suoi doppiaggi comici, diffusi sul web, sulla regina Elisabetta, Obama, Mick Jagger. Che bello, finalmente qualcosa di diverso. Niente di particolare contro le classiche band d’apertura, ma le novità ci piacciono.
I Pinguini arrivano sul palco intorno le 22.00. Ad accoglierli un pubblico principalmente giovane, già appostato lì dal pomeriggio per poterli ascoltare da vicino. Nell’ultimo periodo la band bergamasca è esplosa particolarmente. Con stupore, tutti i presenti conoscono a memoria le loro canzoni, cantandole a squarciagola per tutta la durata del concerto. Riccardo Zanotti, voce del gruppo, rompe il ghiaccio con “Sciare”, motivetto allegro estratto dal disco “Gioventù Brucata” ( che tra l’altro ha registrato 500.000 ascolti su Spotify).
A seguire altri brani sempre appartenenti all’ultima fatica come “79″.. a fallire sono i migliori, canta Zanotti. E ancora uno dei pezzi più apprezzati “Tetris”. Ma i PTN sono fedeli anche ai primissimi seguaci, e intonano “In Vento”, contenuto nel disco “Il re è nudo” uscito nel 2014. A gran sorpresa, a cantarlo è l’intera platea. I ragazzi hanno studiato e sono venuti preparati all’esame. Che dite, possiamo felicemente constatare che anche gli ultimi fan sono andati a ritroso, scavando nel passato di questi sei di Bergamo? Quando ciò accade è meraviglioso. Detto ciò, l’abbraccio è stato reciproco. Riccardo si è lanciato sul pubblico pongante per ricambiare l’affetto.

Un po’ di suspence quando la band finge un falso saluto, per poi ritornare il prima possibile sulla scena con un bis. “Bagatelle” (sempre 2014) e “Irene”.

Quasi due ore di live possono bastare a farli andare a casa contenti. E anche noi li salutiamo, in attesa del prossimo disco e girone di live. Sicuramente, sempre carichi.

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