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INTERVISTA | A tu per tu con Junior Cally, il rapper che dice no

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Lo abbiamo conosciuto ancora prima dell’inizio del Festival di Sanremo e non solo per le sue canzoni. Junior Cally, alias Antonio Signore, classe 1991, ha fatto parlare di se per i suoi testi provocatori attirando moltissime polemiche da parte del mondo politico e femminista. Quando lo abbiamo intervistato però, fin da subito, abbiamo capito che dietro quell’aria da bad boy e tutta quella bufera mediatica si nascondeva invece un bravo ragazzo, con dei valori puliti e dei pensieri intelligenti. E vogliamo che anche voi conosceste il vero Junior Cally, un giovane rapper che crede in quello che fa e che va dritto per la sua strada rispettando tutto ciò che gli gira intorno.

Come mai hai scelto un brano di Vasco per la serata dei duetti e perché hai scelto i Viito? È solo Roma che vi unisce o c’è dell’altro?

Sono molto felice di come sia andata l’esibizione. Ho deciso di portare questo brano perché Vasco lo fece da outsider al Festival di Sanremo ed io oggi mi sento esattamente come lui. Sia prima delle polemiche ma anche adesso, mi sento un outsider sia umanamente che personalmente.
Ho scelto i Viito perché siamo grandi amici da almeno tre anni e volevo condividere con loro quel palco così importante. Li ho trovati perfetti per quella parte perché come prima cosa, volevo arrivasse al pubblico l’amicizia, la genuinità, la sincerità e la pazzia di “andare al massimo”. Mi sono svegliato con un post di Vasco dove mi faceva dei complimenti.
“Un omaggio bellissimo. Cantata benissimo. E il testo rap, che ho approvato, è condivisibile. Questi giovani hanno talento. E sono contro ogni tipo di censura. I testi delle canzoni raccontano realtà che esistono, raccontano come sono una parte dei giovani di oggi”.

Ancora non ci credo!

Cosa pensi dei tuoi colleghi Anastasio e Rancore e della loro partecipazione al Festival?

Penso che siamo tre artisti diversi, abbiamo tre metodi di scrittura completamente diversi. Entrambi hanno due penne incredibili.Personalmente preferisco andare dritto al sodo in modo che quello che scrivo arrivi più facilmente. Questo sottolineo, non significa i loro testi non arrivino, anzi, io mi rivedo molto in quello che scrivono. L’obiettivo di tutti e tre è arrivare a più persone possibili nella maniera più diretta possibile. Non sono io a dover dire se ho o meno una marcia in più rispetto gli altri artisti, so soltanto che sono due rapper che rispetto tantissimo e che è stato un privilegio rappresentare questo genere sul palco dell’Ariston.

Perché hai deciso di non indossare più la maschera?

Ho tolto la maschera a settembre con l’annuncio dell’album Ricercato. Volevamo ripercorrere questa mia carriera qui a Sanremo per farmi conoscere al grande pubblico, ma viste le polemiche che ci sono state io e il mio team abbiamo cercato di pensare soltanto all’esibizione e a farmi conoscere per quel che sono. Insomma ci volevo mettere la faccia.

Quanto conta per te il lato estetico?

Sono molto orgoglioso dei miei tatuaggi anche perché l’artista in questione è mio fratello. Quando avevo 18 anni una famiglia molto ricca del mio paese diceva al figlio di non frequentarmi perché avevo i tatuaggi e perché mio padre lavava le vetrine dei negozi. Oggi la mia piccola rivincita me la sono presa: io a 28 anni non ho mai fatto uso di stupefacenti mentre quel ragazzino di buona famiglia è diventato un tossico. Questo per dire che tutto quello che viene detto suoi tatuaggi o sull’aspetto fisico in generale debba essere soltanto un motivo in più per sconfiggere i pregiudizi.

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