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La sensualità di FKA Twigs al Fabrique di Milano, report live e scaletta

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Venerdì 29 novembre il Fabrique di Milano ha ospitato la cantante britannica FKA Twigs per la sua unica data italiana del Magdalene tour. Questa data corrisponde anche all’esordio dell’utilizzo di DICE, l’app di ticketing dove poter comprare in modo facile e sicuro i biglietti per gli eventi live, grazie alla quale le file sono state scorrevolissime. Sarebbe riduttivo dire che quello di Twigs sia stato un semplice concerto, anzi, quello che è successo sul palco del Fabrique venerdì sera, abbraccia una serie di temi che nascono sì dalla musica, ma toccano anche il teatro, la danza e per certi versi anche le arti multimediali.

A woman’s work, a woman’s prerogative, a woman’s time to embrace she put herself first” è un mantra, una formula che riecheggia tra le pareti la quale induce ad un silenzio religioso. Tahliah Barnett viene illuminata da luci blu su un palco spoglio; lei, la moderna Maddalena, un Arlecchina barocca, un corpo esile ma forte, forse una dea mai appartenuta a questo presente: un’aliena caduta. La presenza scenica si staglia nel campo visivo e il solo ascoltarla cantare Water Me corrisponde al decifrare la sensualità e la delicatezza che trasudano dal testo facilmente evocabile nella memoria. FKA è un enigma irrisolto di ambivalenze dove la forza e la sensibilità convivono; a ricordarlo è il suo fisico: un fascio di muscoli asciutti, tesi, che si snodano sotto le note dei brani più elettronici per poi stendersi su quelle più morbide. Difficile credere qualche anno fa le abbiano estratto dei fibromi; le ferite si cicatrizzano, il corpo affronta il cambiamento; ma ciò che è più difficile da affrontare è la delicatissima questione del restauro di un cuore spezzato. Ciò che l’artista ha sofferto, ed è riuscita a trasformare in un processo creativo nobilissimo, è visibile a chiunque. Ma non basta. Non basta cantare. Non basta esporsi, spogliarsi, sapere d’essere una calamita per gli occhi e le orecchie. Non basta la parola concerto.

foto di Stefano Masselli per Radar Concerti

È doveroso evidenziare che ciò che Twigs ha cercato di inscenare è stato un vero e proprio spettacolo lontano dal convenzionale. Con Figure 8 arrivano i ballerini a impreziosire la scena. Lo stage diventa un foro greco, maschere da tragedia ellenica fluttuano attorno alla cantante che intona Thousand Eyes nello struggimento carnale. Tutto parla un linguaggio universale: i corpi, le danze, la musica, le immagini. Lo spettatore assiste incredulo quando Twigs manovra una spada durante l’esibizione, un modo iconico di alterare la dimensione d’artista eclettica nel richiamo dell’arte marziale cinese. Un colpo di spada e il tendone alle sue spalle crolla e scorgiamo un altro palco sostenuto da pali con tre musicisti rispettivamente alle percussioni, alla chitarra e al violoncello. Con Fukk Sleep e Holy Terrain il ritmo avanza, Tahliah si arrampica su di un palo per l’esibizione di pole dance, a quel punto il pubblico esplode in urla di ammirazione. A riportare la calma è il violoncello di Day Bed per poi passare alla trasognante Mirrored Heart, fino a ricondurci alla ballad Cellophane che ha totalmente falcidiato i sussurri. Cos altro c’è da provare? FKA Twigs ha regalato a Milano un’esperienza inestinguibile riuscendo ad aggirare l’ipotesi di imbatterci in un futuro evento analogo. Si lascia il locale con la sensazione di aver assistito ad uno spettacolo teatrale magistralmente cantato.

 

Tracklist:

Water Me

Pendulum

Figure 8

Video Girl

Thousand Eyes

Mary Magdalene

Home With You

Sad Day

Fallen Alien

Fukk Sleep

Holy Terrain

Day Bed

Mirrored Heart

Papy Pacify

Lights On

Two Weeks

Cellophane

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