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Marco Cantini: La Febbre Incendiaria, il nuovo disco sulla letteratura di Elsa Morante

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Il cantautore toscano Marco Cantini pubblica un nuovo lavoro in bilico tra società e letteratura. Si intitola “La Febbre Incendiaria”, uscito per RadiciMusic in una raffinata confezione curata come sempre nella carta e nella grafica, con un booklet di opere pittoriche – così come la copertina – curate dal padre Massimo Cantini. Tecnicamente pregiato, un suono semplice di quel gusto leggero italiano ripreso e confezionato in presa diretta in studio da Gianfilippo Boni con la direzione artistica di Francesco Moneti e Claudio Giovagnoli. Importanti anche le partecipazioni che colorano e arricchiscono le liriche del disco. I contenuti: Marco Cantini fa un’esame testuale e concettuale del bellissimo romanzo intitolato “La storia” di Elsa Morante. Dunque un concept album questo che rende in musica alcuni passi dell’opera edita nel 1974: i personaggi chiave per il cantautore, i momenti della lunga guerra che più lo hanno colpito come i bombardamenti di San Lorenzo e tanto altro ancora. Ovviamente sono canzoni legate al romanzo e dunque il vero target di pubblico sembra essere chi ha digerito un’opera che già di suo si rivela ampia e complessa dalle importantissime sfaccettature sociali – come dicevamo. “La Febbre Incendiaria” restituisce un valore alto alla parola e al ruolo del cantautore. Marco Cantini regge la sfida e ne celebra i risultati con un disco certamente ostico per chi ormai è abituato alla leggerezza, e con una forma canzone ricca di personalità e riconoscibilità. Belli e suggestivi anche i video ufficiali presenti in rete. Parola dunque a Marco Cantini per descriverci questo disco nel nostro consueto track by track.

Marco Cantini, “La febbre incendiaria” brano per brano

Ida In Lotta feat. Valentina Reggio


Il disco comincia con il brano ispirato ad una delle parti centrali – e più drammatiche – del romanzo “La Storia”: la lotta quotidiana della maestra elementare Ida Ramundo, assieme al piccolo Giuseppe (soprannominato Useppe), contro la miseria e la fame; mentre sta rincasando, la donna incontra alcune persone provenire dalla piazza principale del quartiere con pacchi di farina in mano ricevuti dai tedeschi.

La macabra propaganda nazista li immortala, tra fotografi e macchine da presa, mentre distribuiscono viveri alla popolazione. Nel brano si accenna anche al comandante tedesco Kurt Malzer, che si faceva chiamare “Re di Roma” e fu uno dei responsabili dell’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Manonera feat. Silvia Conti

È la storia di Clemente, detto Manonera, uno dei reduci del Don sopravvissuto alla disastrosa campagna italiana di Russia, dalla quale torna però mutilato e impossibilitato a reintegrarsi nella società civile in tempo di pace. Le minorazioni fisiche lo rendono ormai inabile a quello che era stato il suo lavoro di falegname, e la drammatica esperienza sul fronte orientale lo separa per sempre dalla società umana.

Un Figlio

Una ballata che è un inno alla giovinezza, e nel contempo un’esortazione alla lotta. Ispirandosi alle pagine della Morante relative ai disastrosi bombardamenti del luglio ‘43 sopra il quartiere San Lorenzo di Roma, la canzone sottolinea la necessità di liberarsi sempre – a qualunque costo – da ogni forma di tirannia ed oppressione: un dovere che vale ancora oggi ed in qualunque epoca, dovunque persistano sopraffazioni e ingiustizie.

Nino, primo figlio di Ida, entrato a far parte della resistenza partigiana, ne è una sorta di simbolo: seduttore e teppista, definito da Pasolini il “vivo per definizione”. Vessillo della vita vissuta come l’eroe di un melodramma in tutte le sue pieghe: nella sua inconsapevolezza, nelle sue tentazioni e nelle sue miserie.

COVER CANTINIClasse Operaia feat. Tiziano Mazzoni

Descrive la breve parentesi operaia del giovane anarchico Davide Segre che – alla stregua di Simone Weil che ne trasse “La condition ouvrière” – appena uscito dall’adolescenza si fa assumere in una fabbrica (dove resiste solo diciannove giorni) per vivere l’aberrante condizione della moderna schiavitù operaia.

Ma Davide di fronte agli altri operai si sente fortemente in colpa, consapevole che la sua è solo un’esperienza temporanea, una sorta di avventura da intellettuali, mentre per i veri operai rappresenta tutta la vita – dalla giovinezza alla malattia definitiva – tra ritmi estenuanti senza fine.

Classe Borghese feat. Nicola Pecci

È il racconto di una delle prime ferite di Davide Segre, che segnerà per sempre la sua esistenza con l’inizio dell’odio nei confronti della propria famiglia. A soli 11 anni prende coscienza di far parte di una classe, quella borghese, che definisce teppa del mondo al cospetto della vera nobiltà, rappresentata a suo parere dalla classe operaia.

L’anarchia feat. Marco Rovelli

Brano che narra la storia di Giuseppe Ramundo (il padre di Ida), maestro anarchico calabrese.

Di famiglia contadina, da bambino rimane leggermente storpio a causa di un incidente in campagna. Successivamente i genitori si arrangiano in modo da farlo studiare, mandandolo ad istruirsi dai preti: ma l’esperienza pretesca e padronale non farà che attizzare la sua fede ostinata verso l’anarchia (professarla gli era negato, perfino dalla moglie fra le mura della propria casa).

Giuseppe Ramundo esce di scena dal romanzo molto presto: morirà relativamente giovane, ma assisterà con impotente dolore alla marcia su Roma.

Anaciclosi feat. Sara Benvenuti

La descrizione degli ultimi giorni dell’occupazione tedesca dentro Roma città aperta, quando la città diventa un triste luogo per avvoltoi, i soli a nutrirsi a sazietà. Qualche anno dopo, nel 1947, la guerra è finita; ma non la rabbia e la disperazione di Davide, che in un’osteria tiene un lungo discorso sull’anarchia e sulla rivoluzione – che nessuno tra gli avventori ha voglia di ascoltare – denunciando nella sua invettiva il male borghese quale eterna piaga eruttiva che infetta la Storia. Di lì a poco morirà stroncato da un’overdose, nel suo piccolo appartamento, mentre il piccolo Useppe ed il cane Bella lo cercheranno invano.

Il Potere

La canzone descrive l’episodio iniziale del romanzo della Morante: nel gennaio del ‘41 il giovane soldato tedesco Gunther – una semplice recluta – si aggira malinconico per il quartiere San Lorenzo nella vana ricerca di un bordello. Il suo girovagare lo conduce ben presto in un’osteria, dove si ubriaca di vino. Stordito dall’alcool, esce dal locale riprendendo a camminare per le strade del rione: quando vede Ida Ramundo incamminarsi verso il portone di casa, le si avvicina risoluto. Per lei – convinta che l’uomo sia giunto lì per arrestarla a causa delle sue origini ebree – quel soldato è la materializzazione riconoscibile dell’orrore.

L’orrore feat. Claudia Sala

Descrive le azioni immediatamente successive ai fatti narrati nel brano precedente: Gunther riesce ad introdursi nella casa di Ida e lì la violenta. Durante la violenza carnale, la donna ha una crisi epilettica, quel “male innominato” di cui soffriva sin dalla tenera età. In seguito allo stupro resterà incinta di Useppe, mentre l’uomo morirà pochi giorni dopo a bordo di un convoglio aereo abbattuto sul Mediterraneo.

Luglio ‘43

Il 10 luglio 1943 gli alleati sbarcano in Sicilia. Una mattina Ida e Useppe vengono sorpresi in strada dal bombardamento che devasta San Lorenzo: un inferno da cui escono miracolosamente illesi, ma nel quale morirà Blitz – il loro primo cane – tra la disperazione di Useppe. Perduta la loro casa sotto le bombe, trovano ricovero insieme a un gruppo di sinistrati, in un caseggiato fatiscente nel quartiere di Pietralata. Il 25 luglio dello stesso anno Mussolini viene deposto e arrestato dal re: cade il fascismo.

Ceteri Desunt

Nell’immediato dopoguerra Davide Segre si reca a Mantova, nella sua casa paterna. Sa che tutta la sua famiglia è stata deportata nel 1943 ad Auschwitz-Birkenau, dove nessuno di loro è sopravvissuto. Trova stanze abbandonate e vuote, dove gli oggetti di famiglia sono rimasti immobili nel tempo.

Nel Rifugio, L’idea feat. Stefano Disegni (Armonica)

Sempre Davide, nello stesso anno, arriva nel rifugio di Pietralata presentandosi con il falso nome di Carlo Vivaldi. Stremato e privo di forze, racconta parte della sua storia: arrestato per la propaganda anarchica, ebreo latitante, rinchiuso nelle “anticamere della morte”, viene caricato in un treno merci di deportati dal quale riesce miracolosamente a fuggire mescolandosi tra i cadaveri. Nel brano si fa riferimento anche alle quattro giornate di Napoli del ’43.

Dell’inizio E La Fine

Il tragico epilogo. Ida trova in casa il piccolo Useppe privo di vita (anche lui, come la madre, affetto da epilessia) e viene sopraffatta dal dolore fino ad impazzire. Nella sua mente ruotano le scene dell’intera Storia umana, che percepisce come le spire di un assassinio interminabile. Il brano è una celebrazione della vita in tutte le sue forme, con la sua mortuarietà contrapposta alla Storia.

La Storia (explicit)

La Storia con la S maiuscola, da sempre fatta dai potenti, che stritola innumerevoli vite destinate invincibilmente al ruolo di vittime. La stessa Storia che culmina nel “punto di orrore definitivo”, come lo definisce Elsa Morante, rappresentato dal Ventesimo Secolo.

 

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