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Musica INDIEspensabile | Birthh: “Il mio messaggio indipendente è ‘ascoltate la musica e lasciatevi travolgere’” [INTERVISTA]

Birthh, alias Alici Bisi, ha soltanto 20 anni ma con le idee abbastanza chiare. L’abbiamo intervistata per la nostra rubrica di Musica INDIEspensabile, all’indomani della festa della donna, Alice esprime il suo parere in merito, raccontandoci anche tante altre cose sul suo modo di essere e vivere la musica.

Buona lettura!

 

Ciao Alice, benvenuta nella mia rubrica “Musica INDIEspensabile”. Domanda comune ad ogni ospite: che cosa significa per te INDIE e che cosa conserva ancora la sua indipendenza.

Secondo me Indie è un po’ tutta la musica che di fatto non nasce per fare soldi. Se una canzone nasce per mandare un messaggio importante allora è indipendente, quei brani che nascono per passare in radio no. Cosa si mantiene invece indipendente è una bella domanda, credo che lo sia ogni persona che si appresta a fare arte. L’arte non si fa per soldi ma per esigenza, per passione.

Il mondo della musica è molto al maschile, sei stata definita la rivelazione del 2017. Hai calcato palchi incredibili e il tuo tour è arrivato fino in Texas e Canada – a soli 21 anni. Qualcuno direbbe che la fama è differente dal successo, che quest’ultimo lo si deve dimostrare. Come rispondi a ciò?

Che la musica sia solo al maschile non mi trovi d’accordo perchè stanno venendo fuori molte donne. A  me non interessa neanche tanto la differenza fra fama e successo: se un artista pensa più alla fama che alla musica lo fa perdere di autenticità, e questo è sbagliato a mio avviso.

Nel tuo disco emergono stati d’animo ansiosi, scenari apocalittici. Sono questi i sentimenti che riassumono per te la tua generazione?

Oddio, non saprei. Parlo per me, la mia adolescenza l’ho vissuta così. Guardarsi intorno e vedere che non tutto è rose e fiori fa bene. Star male ci sta, non ci si deve vergognare. E questo lo dico a chiare lettere nelle mie canzoni.

Parlando ancora della tua generazione, tu sei molto onesta dicendo che questi tuoi brani esprimono la tua crescita ma che non ti senti ancora adulta, eppure ti sei spesa spesso in materia di femminismo. Nel 2017 c’è ancora molta penalizzazione per noi donne?

Le definizioni  di “privilegio” associato alla parola “donna” sono cambiati. Sono femminista perchè vorrei che tutti fossero trattati come meritano. Il maschilismo è talmente radicato nelle nostre menti che la subordinazione delle donne sembra essere quasi giustificato da questo comune sentire.

Sei stata collocata in questa rubrica sull’indipendenza perchè – nonostante le tue ansie e l’insicurezza che decanti – il tuo disco è maturo, deciso e nasconde un ricco background musicale. A chi ti sei ispirata?

Il periodo in cui registravo il disco ero in fissa con “Carry and Lower” di Stephen Steven. Quindi inconsciamente forse mi sono lasciata ispirare da questo. Una canzone che ha una struttura forte comunica già da sola, “Less is more” può essere il motto di un buon risultato.

Da conoscitrice di musica, figlia d’arte, quale musicista o band identifichi come più indipendente in assoluto?

La rapper americana “Noname”. Lei ha fatto un disco “Telephon”, l’ha fatta uscire gratis su internet. Ha scritto canzoni con rilevanza di contenuto ed è lei – secondo me – la più indipendente.

Tu sei toscana ma la tua musica ha un respiro internazionale. Qui in Italia c’è questo pensiero comune che identifica la musica indipendente con il cantautorato stile Tenco, De Andrè, Guccini. Tu in che scaffale di un negozio di dischi inseriresti il tuo?

Non ci avevo mai pensato. Credo che sia decisamente la categoria cantautori però.

Un messaggio indipendente – in conclusione – che senti di mandare ai tuoi fans?


Ascoltate bene la musica e lasciatevi coinvolgere dal messaggio che si cela dentro.

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