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Negrita: I ragazzi stanno bene, davvero! INTERVISTA

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Abbiamo incontrato in una round table i Negrita, una delle band più rock di questo Sanremo 2019. Loro non sono semplicemente un nome che in tanti conoscono ma sono una vera e propria garanzia del panorama musicale italiano.

Domani esce finalmente il vostro best off che segna il traguardo dei vostri 25 anni di carriera. Come sono andate queste nozze d’argento?

Sta andando piuttosto bene, abbiamo finalmente ripreso possesso di ciò che ci appartiene: il palcoscenico! Non vediamo l’ora stasera di farci accompagnare sul palco da  Enrico Ruggeri e Roy PacI  e sarà davvero una cosa emozionante. Circa cinque anni fa, abbiamo fatto un lunghissimo e meraviglioso tour nei teatri e questa rivisitazione in chiave acustica dei nostri pezzi ci è piaciuta moltissimo. Abbiamo deciso anche questa volta di stare seduti perché vorremmo che prima dei riff delle nostre chitarre, arrivasse la canzone, arrivassero le emozioni.

A proposito di emozioni forti, nella raccolta in uscita domani 9 febbraio, insieme ai brani che ripercorrono la vostra storia e al singolo di Sanremo saranno presenti altri due inediti. Cosa ci raccontate a riguardo? 

Ognuno degli inediti ha un’anima e un colore diverso. Dalla nostra prima apparizione sul palco dell’Ariston, (2003) sono cambiate moltissime cose, i sedici anni che sono passati tra i due Festival sono stati per noi gli anni della sperimentazione. Anche se spesso veniamo solo etichettati come rock band non è del tutto vero perché amiamo e ascoltiamo diversissimi generi musicali. Ad esempio, quando ero bambino per me non esisteva differenza tra i Led Zeppelin e Bob Dylan, tra  Bob Marley o i The Clash, hanno sempre detto cose in cui mi riconoscevo, quindi se il pubblico è legato solo al nostro sound classico di un preciso momento, sbagliate, siamo inafferrabili!

Cosa rappresenta per voi la libertà?

Definire la parola  libertà è un po rischioso, è uno dei concetti più difficili da esprimere. Abbiamo coinvolto questo termine anche nel nostro pezzo “I ragazzi stanno bene” dicendo che per noi la libertà è quella di non avere più paura. Diciamo che dentro il nostro pezzo la libertà è usata come una sorta di ciliegina sulla torta rispetto ai tempi e alle strutture che ti impone la società moderna.

Cosa consigliereste ai giovani d’oggi che vogliono avvicinarsi a questa arte tanto complessa quanto affascinante?

Bisogna avere fiducia nei giovani, ma occorre anche essere onesti. Non tutti sono portati per fare il musicista. La prima cosa importante  è sicuramente capire chi sei, se hai il coraggio di esprimerti ma soprattutto se hai realmente qualcosa di forte  potente da dire.

 

 

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