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La nuova avventura di Liede, new entry in casa INRI [INTERVISTA]

Parte una nuova avventura musicale per il talentuoso cantautore torinese Francesco Roccati, in arte Liede. Dopo aver pubblicato nel 2016 l’album d’esordio apprezzato da critica e pubblico “Stare bravi, con il quale ha  girato in lungo e in largo la penisola con oltre 70 date, il musicista è sbarcato da poco nella scuderia di INRI, etichetta indipendente torinese che vanta nel proprio roster artisti del calibro di Levante, Ex-Otago, Dardust, Lemandorle e molti altri.

Il 9 novembre scorso Liede ha rilasciato il suo nuovo singolo, “Lasciami provare così“, primo piccolo tassello del secondo disco, in uscita prossimamente. Abbiamo contattato telefonicamente Francesco, facendoci raccontare qualcosa in più riguardo i suoi nuovi progetti, curiosando inoltre sulle sue modalità di scrittura e composizione.

 

Ciao Francesco. Sono passati ormai due anni dal tuo album d’esordio “Stare bravi”. Dopo più di 70 date in giro nei locali sei da poco entrato a far parte di INRI. Com’è nato il rapporto con l’etichetta?

Conoscevo già bene da molti anni INRI in quanto etichetta torinese, città dove vivo; ci siamo avvicinati molto l’anno scorso in quanto ho aperto buona parte dei concerti del tour degli Ex-Otago. In quelle occasioni abbiamo stretto un po’ più i rapporti. Inoltre ho molti amici musicisti che suonano o hanno suonato per INRI,  per cui gli incontri negli anni sono stati innumerevoli. Dopodiché abbiamo deciso di affrontare questo nuovo disco insieme partendo dal nuovo singolo ed è una cosa che mi rende estremamente felice, adesso vediamo come andrà, al momento direi bene.

Il tuo primo singolo, “Lasciami provare così”, sta riscuotendo un buon successo. Raccontaci un po’ com’è nato. Hai utilizzato dei riferimenti musicali specifici?

Mi ricordo bene quando ho scritto questo pezzo, ovviamente è stato pubblicato solo ora ma la versione piano e voce ha un annetto circa. Ho voluto cambiare qualcosa da un punto di vista sonoro rispetto al primo disco perhé ormai era un po’ datatato anche solo per le mie orecchie e per i miei ascolti. Non c’è una reference particolare, abbiamo lavorato un po’ con i synth e abbiamo cercato di svolgere un lavoro più ritmico. Io solitamente parto dal testo e da pochi accordi, la prima versione era infatti completamente diversa, molto più lenta e non aveva quasi nulla della ritmicità della versione definitva. Sono contentissimo di questo, abbiamo raggiunto quello che volevo e per questo devo ringraziare Vladimiro Orengo, il mio produttore. In questo pezzo inoltre ci ha lavorato anche Ale Bavo, grandissimo producer che ha contribuito alla resa elettronica, la sua comeptenza è immesa e il curriculum parla per lui visto che ha collaborato con Subsonica, Mina e Cristina Donà, oltre ad essere uno dei fondatori dei LNRipley.

Per quanto riguarda il testo invece?

Il testo rispecchia quello che stavo vivendo in quel periodo, ovviamente leggermente romanzato perché non si può essere completamente autobiografici. Parlo di una storia d’amore agli inizi, del desiderio di provare qualcosa a prescindere dal fatto che possa funzionare o no. Il ritornello, quando dico “Lasiami provare così” è  cantato un po’ come fosse una lamentela. Alla fine ci può essere anche un finale positivo, almeno io ce lo vedo.
“Lasciami provare”: questo è quello che ho, poi magari non succede nulla ma se mi lasci provare magari potrebbe andare bene, il senso è questo.

Cosa ci dobbiamo aspettare dal tuo prossimo album? Hai cambiato qualcosa nel modo di comporre rispetto il disco di esordio?

Ci sarà un po’ di evoluzione rispetto al primo album, se vuoi banalmente anche perché è il secondo. Come dice giustamente Caparezza è il più difficile da fare perché hai già affrontato il mondo con il primo e sai che comunque chi ascolta ascoltatori si aspetta qualcosa da te, ti sei già mostrato come artista e non sei più una novità. Il processo è stato più lento, io credevo di chiudere l’album ad Agosto 2017, ho iniziato a scriverlo a Natale dopo aver pubblicato “Stare Bravi”, il disco di esordio. Invece mi sono reso conto che, nonostante sia riuscito a scrivere con una certa velocità, non riuscivo a dare una forma al tutto, scartandonei mesi molti brani. Mi sono poi reso conto solo dopo che 9, 10 di queste canzoni scritte avevano in comune lo stesso linguaggio, e anche la resa sonora che mi sarebbe piaciuta inserire nel disco.

Hai già in mente una data di uscita?

In questo momento non ti saprei dare una data di uscita, in quanto stiamo lavorando sui singoli. Quello di cui sono davvero contento è che i nove pezzi selezionati sono molto forti, li tirerei praticamente tutti fuori perché è così che li sento, non l’avrei detto per il primo disco ma questa volta è così, non che nel primo ci fossero dei riempitivi ma in questo secondo ce ne sono ancora meno, farei uscire quasi ogni singolo. Decideremo bene la strategia con INRI. Mi piacerebbe farne uscire almeno altri due o tre prima di affrontare il discorso disco.

Una scelta anche figlia dei tempi, in molti stanno utilizzando questa modalità…

Questo sicuramente, dall’altra parte è vero che in questo momento fortunatissimo cambiano le strategie anche di giorno in giorno. Se fino a qualche mese fa si facevano uscire singoli all’infinito e poi solo a fondo l’album, adesso artisti come Mox, un mio amico da poco entrato in Maciste Dischi, tirano  in un mesetto scarso tre singoli e fanno uscire il disco ne giro di pochissimo tempo. Non esiste più una regola. Io vorrei comunque fare uscire tanti singoli perché mi piacciono, perché vorrei venissero percepiti in questo modo.

A proposito di movimento indipendente italiano. Il grande rischio dell’Itpop, non nascondiamoci, è un po’ l’originalità. Molti artisti tendono un po’ ad assomigliarsi e, per spiccare, bisogna avere delle caratteristiche precise. A mio avviso la tua arma vincente è la scrittura, fluida, immediata ma allo stesso tempo molto ricercata…

Grazie mille, è proprio questo il mio obiettivo. È quello che cerchiamo di fare un po’ tutti noi che facciamo questo mestiere, ovviamente con caratteri e peculiarità diverse. Per me la cosa più importante è ovviamente il testo e quando riesco a scriverne uno di cui io sono felice per me il gioco è fatto, poi è ovvio che a forza di lavorare i brani mi innamoro anche della resa sonora, dell’arrangiamento, ma è sempre un aspetto che curo in un secondo momento. Dopodichè ovviamente quando poi mi trovo sul palco coi ragazzi a suonare sono felicissimo di avere delle canzoni che abbiano comuqnue un certo tiro a livello musicale, ma devono comunque inizialmente funzionare anche piano e voce.

A questo proposito ti chiedo, come nasce una tua canzone? Segui deglle regole precise oppure ti lasci trasportare dalla tua ispirazione?

Ho scoperto proprio l’anno scorso nel periodo che ti dicevo pocanzi che ci si può anche dare una regola, ma è propriamente una questione di orari e giornata. Un anno fa, in autunno, volevo finire il disco e avevo mille canzoni aperte che non riuscivo a chiudere. Ho deciso di lavorarci più ore rispetto a quanto facevo normalmente. Mi alzavo al mattino e mi mettevo a lavorare lì tutto il giorno. Lì ho capito che se ci spacchi la testa e riesci a concentrati tante ore puoi creare qualcosa di buono. Allo stesso tempo se mi sveglio e mi trovo davanti un foglio bianco è ben difficile che esca qualcosa, poi può anche capitare se sei particolamente ispirato, io però solitamente parto da pensieri che arrivano durante la giornata in momenti qualunque, se sono fuori scrivo un appunto nelle note del cellulare, oppure riempio la casa di bigliettini. Poi ci sono momenti fortunati in cui questi bigliettini possono trasformarsi in una strofa o un ritornello, altre volte scrivi semplicemente una frase, una piccola intuizione che cerco di sviluppare successivamente.

Sai che il principio di svegliarti la mattina e iniziare a lavorare sui testi l’ho sentita pure da Gemitaiz? Personalmente sono rimasto parecchio colpito da questo approccio creativo, quasi di “ufficio” (con mille virgolette)

In realtà lo fanno in molti, anche nella letteratura. Ci sono alcuni scrittori, credo l’autore de ” Il trono di spade” oppure il genio assoluto Stephen King, che hanno confessato di non sedersi a pranzo o a cena se prima non hanno scritto almeno 30 o 50 pagine. Credo sia più produttivo scrivere molto, anche stronzate che prendi e butti via, piuttosto che arrovelarti e non mettere giù nulla in attesa di ispirazione.

Per salutarci, Mercoledì 21 novembre ci sarà il tuo esordio live con INRI a Milano, puoi darci qualche piccola anticipazione? Hai già un tour programmato?

INRI ha organizzato due appuntamenti all’interno della Music Week di Milano, io farò un piccolo showcase acustico in cui presenterò il nuovo brano e suonerò qualcosa del vecchio condividendo il palco con La Colpa, Stag e altri soci di INRI. Il tour ancora in fase di elaborazione, dopo aver calendarizzato i singoli lavoreremo anche sul fronte live con la nuova agenzia BPM Concerti.

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