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Paolo Gerson: Le Ultime Dal Suolo In Alta Fedeltà, il nuovo disco brano per brano

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Paolo Gerson, voce e frontman dei Gerson – storica band del punk nostrano – lascia la contestazione di gruppo, quella estetica e sfacciata, e si avventura da solista come cantautore con un disco molto interessante dal titolo “Le Ultime Dal Suolo In Alta Fedeltà”. E il punk non è che sia proprio sparito: tra le righe e nel DNA di questa canzone d’autore si sente forte l’eco lontana di quelle sue radici, e la cosa rende l’ascolto assai affascinante, quasi nostalgico per noi che da ragazzi conoscevamo i Clash e i Sex Pistols. Certo il paragone è assai fuori luogo, ma non è tanto di musica che si parla quanto di atteggiamento. Per il resto questi inediti dal rock potente e dalle forme pop, pubblicati da Maninalto Records, si lasciano andare a tanta dissacrante autoironia senza fare della comicità becera e scontata ma restando su una serietà sottile e pungente. Di sicuro resta comunque la società il vero target della sua canzone, la società che ormai è obesa di inutile e finissime verità. Un ritornare alle tanto ambite origini come ammonisce il singoli di lancio “Silenzio Per Favore”. Paolo Gerson, ad ascoltarlo bene, non la manda a dire e, con attenzione, sa dare una bella strigliata alle menti purtroppo atrofizzate da un vivere quotidiano comodo e dissonante. Un disco punk? Con queste premesse sicuramente possiamo pensare che lo sia.

Paolo Gerson, “Le Ultime Dal Suolo In Alta Fedeltà” brano per brano

Mai E Anche Sempre

Un testo che è tutto un gioco di parole, una cantilena ben riuscita che prende per il naso la realtà che viviamo tutti i giorni, arricchito da una chitarra che passa brillantemente dall’inedito al già sentito.

Colpa Degli Altri

Paolo gioca ancora con le parole, cita Adamo ed Eva e sembra proprio che gli abbia fatto bene scendere dal palco e osservare la gente. Ne viene fuori un un pezzo soft rock dalle venature folk che si impenna nel finale, godibili le tracce di sintetizzatore.

Il Domicilio

L’intro intenso e quasi grunge della terza traccia ha un indirizzo ben preciso, e riporta la memoria a band alternative rock che da vent’anni sono ancora in pista e non mollano un colpo.

Silenzio Per Favore

Comincia infatti in punta di piedi, con una chitarra folk che viene via via contaminata dall’elettrico, portando a un finale che è un continuo ripetersi. “Se tu stai zitto ti credo” è come dire “non c’è sempre bisogno di dare aria alla bocca, a volte va bene anche starsene zitti. In silenzio, appunto.

Paolo-Gerson-1440x1440Se Ci Passi Con La Testa

È una sorta crocevia. “Volevo solamente far sembrare bello, uno spettacolo di pessimo livello” fa sorridere e credere che Paolo voglia ringraziare chi ha avuto il tempo di arrivare fino a questo punto dell’album o magari chiedere “ve la sentite di andare avanti?” ma non ne siamo sicuri, l’unica certezza è che il brano è una country ballad dal solo biglietto di andata.

Con Tutta Una Morte Davanti

Il sound del primo singolo ha l’ingrato compito di rinverdire “il tempo che fu”, ma è comunque bravo a riportarci ai tempi “gersoniani”, anche se in questi tre minuti il punk compare e scompare come una marionetta, lasciando il dovuto spazio alla sagacità del testo.

Zero Onde

Un lentone, con batteria elettronica e arrangiamento intimo che copre gli spazi. Le parole non lasciano scampo. “Sono come uno sputo, in mezzo ad un saluto, sono quello che ho sentito ma non ho mai capito” e il ritornello sa di liberazione, una sorta di rimprovero a se stessi, ma anche agli altri.

La Conta Dei Danni

Questo brano apre il finale e di punk ha solo la durata, ma non sembra farsene un problema. Ritmica non indifferente, la voce di Paolo la fa da padrone, i ritornelli a rotta di collo riaprono inaspettatamente la strada a un sinth che fa da cappello a un testo intenso, a una lettera in musica.

Tartarughe E Farfalle

I primi secondi ci riportano ad atmosfere lontane, la timbrica di Paolo assume un carattere diverso, che sarebbe stato impossibile riconoscergli anni fa. Il ritornello parla del nostro assurdo bel paese, della nostra vita che si consuma con le suole ancora intatte, la ritmica prende e avvolge come nessun altro brano e finisce in un tripudio di chitarra e batteria. Chapeau.

 

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