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  • Paul McCartney: McCartney III

    Capitol Records / none

    Data di uscita: 17-12-2020

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Era il 1970 quando i Beatles pronunciarono le loro ultime parole insieme, Let It Be, prima di sciogliersi per sempre. Paul McCartney, colpito duramente dalla fine del sogno, decise di passare del tempo nella sua casa londinese per terminare il suo primo album da solista. Intitolato semplicemente McCartney, venne realizzato, ovvero scritto, suonato e prodotto, interamente dallo stesso Paul. Alla critica non piacque, perché troppo semplice e lo-fi, in particolare se paragonato all’epocale triplo LP di George Harrison All Thing Must Pass; troppo superficiale, se accostato al rabbioso e insofferente John Lennon/Plastic Ono Band. 
Dieci anni dopo esatti, nel 1980, Macca lo fece di nuovo. Al termine dell’avventura Wings, dopo lo sfortunato arresto in Giappone per possesso di oltre 200 grammi di marijuana, Paul incise da solo McCartney II. Un album caratterizzato dalla presenza considerevole di sintetizzatori e batterie elettroniche, giocoso e di gran lunga più sperimentale del primo. Ancora una volta stroncato dalla critica, questa volta per eccesso di estrosità o forse perché troppo avanti con i tempi.  
Cinquant’anni esatti dopo il suo esordio, questa volta costretto in casa a causa della pandemia globale di Covid-19, il bassista di Liverpool è tornato in studio per suonare il terzo episodio della trilogia lunga mezzo secolo. McCartney III è stato pubblicato il 17 dicembre per la Capital Record ed è il suo diciottesimo album in studio.  


 

McCartney III, come i primi due album, ci offre l’immagine di un musicista che ama scrivere musica più di ogni altra cosa e che ha messo a nudo la sua creatività di fronte ai suoi fan e al mondo intero. L’importanza di questo terzo capitolo sta nel suo modo di rimarcare l’integrità dell’artista McCartney. Paul è, infatti, un musicista che ha sempre messo prima di ogni altra cosa la sua necessità creativa, quell’impulso genuino ed intrattenibile di comporre, di scrivere e divertirsi suonando uno strumento musicale. Puro e cristallino. Magari anche a discapito di una produzione inappuntabile, anzi è forse attraverso questi tre esperimenti che si riescono ad individuare anche determinate fragilità che riportano la leggenda direttamente nel regno degli uomini. Perché McCartney I, II e III non sono album perfetti, ma è proprio qui che sta il bello.  Nella scelta di produrre un album che sia frutto unicamente delle capacità e della creatività dell’artista, senza paura di mostrarsi, fedele unicamente alla musica.  Non ci sono mode da seguire, non ci sono produzioni da laccare, non c’è nulla da nascondere. C’è il gusto per la perfetta melodia pop, per il racconto di una storia, per una leggerezza di sperimentare ancora. 

Paul, con McCartney III, ricorda a tutti cosa significa realmente fare musica e che l’età ed i suoi limiti sono concetti relativi. Ricorda anche che il ragazzo che scrisse “I Lost My Little Girl” vive molti anni dopo, ancora, in Paul ed è lo stesso che oggi ha scritto un brano come “Long Tailed Winter Bird”.
In più, ci consola sapere che in quest’annata così assurda e per certi versi terribile, abbiamo avuto il privilegio di ascoltare musica nuova da due maestri come Macca e Bob Dylan.
 

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