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Pinocchio | Incontro con Matteo Garrone, Roberto Benigni e il cast

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Lo voglio chiamar Pinocchio. Questo nome gli porterà fortuna. Sembra quasi una previsione, questa frase pronunciata da Mastro Geppetto nelle prime pagine di uno dei romanzi italiani più letti e tradotti nel mondo, “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, scritto nel 1881 da Carlo Collodi.

E non si può dire che non gliel’abbia portata tanta, da fortuna.  Il burattino di legno, infatti, ha subito messo radici nella nostra cultura condivisa, sia colta che popolare, grazie ad autori letterari come Tolstoj, filosofi e storici come Benedetto Croce, illustratori come Enrico Mazzanti, produttori come Walt Disney, registi come Luigi Comencini. La lista rischia di farsi lunghissima, ma il fatto è che dopo centotrentotto anni siamo ancora qui a parlarne.

Oggi, per esempio, ne abbiamo parlato con Matteo Garrone, regista del nuovo attesissimo – e fedelissimo – adattamento di “Pinocchio“, che uscirà nelle sale italiane il 19 dicembre.

A Roma, all’incontro di presentazione del film, c’erano Roberto Benigni, che dopo aver diretto e interpretato l’adattamento del 2002, torna sul soggetto “da attore”, prestando il volto al falegname Geppetto; Federico Ielapi, che interpreta Pinocchio;  il “gatto” Rocco Papaleo e la “volpe” Massimo Ceccherini; Gigi Proietti nei panni burberi di Mangiafuoco; Alida Baldari Calabria e Marine Vacth, interpreti, rispettivamente, della Fata Turchina da bambina e da adulta; l’artista degli effetti protesici Mark Coulier;  infine, Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema e produttore del film.

La realizzazione di un sogno

«Ho iniziato a disegnare Pinocchio quando avevo sei anni» ha rivelato Matteo Garrone. «Mi accompagna da tutta la vita e, da regista, è stato difficile resistere alla tentazione di girare un film su Pinocchio. Poi, in questa avventura ho avuto compagni di viaggio che mi hanno aiutato tantissimo, perché i film sono un lavoro di squadra».

«Con “Il racconto dei racconti” ho cominciato a esplorare un territorio in cui si mescolavano il reale e il soprannaturale, sono entrato in un mondo magico» ha continuato il regista, parlando del suo interesse per il genere fantastico. «“Pinocchio”, però, fa storia a sé. Ogni fotogramma di questo film mi appartiene, ma allo stesso tempo abbiamo cercato di realizzare un film popolare, come il grande capolavoro di Collodi, che si rivolge a tutti, indipendentemente dalle classi sociali e l’età.  È stato questo il nostro grande sforzo: cercare di fare un film che potesse sorprendere e incantare il pubblico, facendo riscoprire un grande classico». 

Ma perché “Pinocchio” di Collodi è da sempre un romanzo capace di parlare a tutti?  «Perché racconta è una storia con mille chiavi di lettura» ha risposto Garrone. «È una grande storia d’amore tra un padre e un figlio, talmente ricca di immagini e personaggi così tipicamente italiani e al tempo stesso universali. Per questo, il film andava fatto in Italia, con facce italiane di attori che hanno saputo rendere alla perfezione tutte quelle sfumature che, mi auguro, Collodi avrebbe amato».

Benigni e Pinocchio

È un film singolare anche nella scelta di uno degli interpreti principali, questo “Pinocchio” di Matteo Garrone. Perché Roberto Benigni torna su un soggetto da lui amatissimo, che aveva portato sullo schermo nel 2003, ma questa volta solo da attore.

«Non ricordo l’ultimo film di Pinocchio che visto e nemmeno chi lo ha girato» ha detto ridendo Benigni, «ma questo di Garrone è il più bello mai visto.“Pinocchio” è universale, appartiene a tutti, fa parte della nostra storia. Non l’abbiamo attualizzato, è davanti a noi. Ci sono dentro tanto insegnamenti, ma anche segnali misteriosi. Fellini lo apriva e puntava il dito come si fa con la Bibbia».

Del suo Geppetto ha detto: «è il padre per eccellenza, il più famoso del mondo, insieme a San Giuseppe. Per interpretare Geppetto ho pensato all’amore del padre per il figlio e alla sua povertà. Una povertà “alla Chaplin”. Non piccolo borghese, ma del tipo che ti fa sembrare la vita straordinaria e che, alla fine, si trasforma in vera ricchezza». 

Dalla carta allo schermo

La sceneggiatura di “Pinocchio” è firmata, oltre che da Matteo Garrone, da Massimo Ceccherini. Garrone ha raccontato come, dopo aver iniziato a lavorare con l’attore sul personaggio del Gatto, abbia deciso estendere il suo contributo. «Io avevo fatto un lavoro di potatura del testo restando estremamente fedele, ma Massimo mi ha fatto capire che potevamo non tradire il testo anche facendo piccoli cambiamenti e aggiunte per rendere il film più divertente».  Ceccherini ha aggiunto, ridendo: «Garrone è la mia fatina».

Naturalmente, uno degli aspetti che più colpiscono del “Pinocchio” di Matteo Garrone, è quello legato al lato più “fantastico” della produzione, capace di dare forma al mondo di Collodi e alle diverse creature che lo popolano. Nell’ideazione e la realizzazione dei concept, è stato fondamentale il contributo di Pietro Scola, nipote di Ettore.

«Sono partito dalle origini nell’immaginare questo mondo da un punto di vista visivo» ha rivelato Garrone. «Dalle immagini di Enrico Mazzanti, il primo illustratore del romanzo. Per la scelta cromatica sono stato influenzato dalla pittura dei Macchiaioli e dal “Pinocchio” di Comencini. Nel testo c’era tutto e insieme a Pietro Scola e Mark Coulier abbiamo pensato a come rendere al meglio questi personaggi antropomorfi». 

Gli effetti speciali

Mark Coulier, prostetic designer che ha realizzato la parte più importante degli effetti, nonché il make up di Pinocchio, ha dichiarato: «È stato un viaggio lungo e impegnativo. Pensare di tenere immobile per quattro ore al giorno un ragazzino di 8 anni per la realizzazione del make-up era una cosa impensabile, ma Federico è una stato una vera superstar». 

Coulier ha poi parlato della collaborazione con Scola: «Pietro ha realizzato le sculture e insieme abbiamo cercato rimanere fedeli alle indicazioni di Garrone. È stato difficile plasmare e dipingere il silicone in modo che sembrasse legno. Inoltre, dovevo far sì che il trucco non trasfigurasse Federico, che fosse in grado di trasmettere le proprie emozioni. Anche il trucco degli altri burattini è stato realizzato perché sembrasse coerente». 

I luoghi

Nel film, girato tra Toscana, Lazio e Puglia, si può notare anche una certa cura nella scelta dei paesaggi che fanno da sfondo alle mille avventure del burattino. Il responsabile delle location Gennaro Aquino ha avuto l’incarico di cercare luoghi integri e incontaminati, ma per Garrone «non era importante la località, quanto le luci e i colori, perché a ispirare il paesaggio sono i personaggi. I luoghi sono importanti per raccontare la loro anima». 

Sul set con Matteo Garrone

Ma com’è stato collaborare con Matteo Garrone a un progetto tanto particolare e coraggioso? «Lavorare con questi grandi attori – e un premio Oscar! – è stato davvero emozionante» ha raccontato il piccolo Federico Ielapi, con una parlantina inviabile. Un’emozione condivisa dalla piccola Fata dai Capelli Turchini, Alida Baldari Calabria, che aveva già lavorato con Garrone in “Dogman“.

Gigi Proietti, invece, ha raccontato come ha ottenuto la parte. «Ho conosciuto Matteo per caso e un giorno mi ha chiamato e mi ha chiesto se volevo fare Mangiafuoco. Per me è stata una mazzata. È venuto a casa mia con un’immagine di me trasformato nel burattinaio. Sembravo Rasputin!  Il lavoro è stato quello di adeguarmi al trucco e mentre interpretavo il personaggio, mi sono accorto che quest’uomo solitario che vive con i burattini e a un certo punto ne trova uno senza fili potrebbe fare un film a parte. Mi ha molto affascinato e sono orgoglioso di aver partecipato a questo film». 

Benigni, poi, ha parlato di Garrone regista, paragonandolo a Rossellini: «Sembrava di essere sul set di “Paisà”. Era sempre con l’orecchio teso, attento a qualsiasi cosa succedesse. Fa cinema come con la penna biro, lo ‘scrive’».

Cinema scritto ma anche dipinto, perché, ha aggiunto, «Garrone è un pittore. Crea immagini straordinarie, in cui possiamo ritrovare l’immaginario dei Macchiaioli e di Bosch, ma allo stesso tempo sa raccontare. E che questo “Pinocchio” esca nelle sale a Natale è un regalo al mio cuore». 

Garrone ha concluso dicendo «Ho imparato tanto, ci siamo divertiti e queste sono le cose più importanti. Il mio cinema viene sempre associato a qualcosa di violento, cupo e duro, ma in questo film c’è grande a leggerezza e ironia, è per tutti, grandi e piccoli». 

“Pinocchio” prodotto Archimede, Rai Cinema e Le Pacte, uscirà nei cinema italiani il 19 dicembre in 600 copie distribuite da 01. 

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