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Quello che manca a Disney+

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Il fatidico 24 marzo è arrivato e Disney+, il servizio streaming del colosso americano dell’animazione e dell’intrattenimento, apre i battenti anche in Italia, Svizzera, Regno Unito, Irlanda, Spagna e Austria, dopo l’esordio a novembre 2019 negli Stati Uniti, in Canada e nei Paesi Bassi.

Finalmente (anche per i poco avvezzi alla pirateria) si schiudono gli accessi alle produzioni originali Disney+ come, per citare quelle più rilevanti cinematograficamente, “The Mandalorian”, serie spin-off di Star Wars creata da Jon Favreau, il remake live-action/CGI del classico del 1955 “Lilli e il vagabondo” e il film d’avventura con protagonista Willem Defoe “Togo”.

Disponibile anche la prima infornata del Marvel Cinematic Universe, la saga di Star Wars, i classici d’animazione Disney e Pixar, e tanti cortometraggi classici e moderni, e i suggestivi documentari di National Geographic fra cui il vincitore dell’Oscar “Free Solo”. Prima infornata, perché tutte queste collezioni hanno, inevitabilmente, dei grossi buchi.

Farsene una ragione

Da Disney+ mancano, e forse mancheranno per sempre, varie tipologie di contenuti Disney vecchi e nuovi:

  • contenuti per un pubblico maturo: difficilmente vedremo produzioni televisive e cinematografiche classificate negli Stati Uniti più che “PG” (ovvero per bambini accompagnati dai genitori). Disney+ è una piattaforma orientata al pubblico delle famiglie e manterrà nelle sue segrete il materiale più ardito e scabroso;
  • contenuti con diritti di sfruttamento in conflitto: tante produzioni hanno il marchio Disney per ragioni commerciali ma non sono una proprietà immediatamente disponibile per la Casa del Topo, oppure lo sono ma sono state già concesse in licenza a altri distributori che non le libereranno ancora per qualche tempo (ad esempio film e serie Disney che al momento sono su Netflix, su HBO, o magari da altri distributori internazionali);
  • rarità: il tesoro Disney è sterminato e una piattaforma di streaming, almeno per ora, non può contenere tutto. Tanti contenuti, probabilmente, entreranno in catalogo a rotazione. Inoltre a Disney fa gioco mantenere una certa sete per i titoli più rari, in modo da sfruttarne l’alta richiesta al momento commercialmente più opportuno; una politica che ha sempre caratterizzato la distribuzione Disney per l’home video;
  • contenuti censurati: il famigerato “I racconti dello zio Tom” è troppo imbarazzante perché la Disney riprenda a sfruttarlo. Tanti altri film possono inoltre subire dei rimaneggiamenti per nascondere gli imbarazzi, e alcuni sono disponibili nella forma censurata già pubblicata ai tempi di dvd e blu-ray.

Non farsene una ragione

Ma se queste mancanze erano già annunciate e prevedibili, ha suscitato nel sottoscritto molto più sconcerto l’assenza di contenuti dall’aspettativa ben ragionevole e che hanno caratterizzato queste prime ore di esplorazione del catalogo.

  • Onward – Oltre la magia”: l’atteso nuovo film Pixar, dalla distribuzione decimata a causa delle misure di contenimento contro la pandemia da coronavirus, ha già trovato distribuzione alternativa on demand negli Stati Uniti, e arriverà sul catalogo italiano di Disney+ il 3 aprile prossimo. Perché non al lancio, in un momento dove il mercato dell’intrattenimento si affretta a alleviare le difficoltà dei consumatori? A caval quasi-donato… quasi-non si guarda in bocca. Stesso discorso vale per altri film “freschi” come “Frozen 2” e “Star Wars: L’ascesa di Skywalker” (che potete però comodamente noleggiare a pagamento su altri negozi online) e addirittura “Toy Story 4”.
  • Toy Story 4”!!! Ci sono i cortometraggi esclusivi di “Toy Story 4” (“Vita da lampada” e “I perché di Forky”) ma non il film. Ok. Non capisco.
  • The Legend of the Three Caballeros”: va bene, questo l’aspettavo solo io, ma è un contenuto esclusivo Disney+ disponibile in tutti gli altri territori tranne che in Italia. Il consumatore sta cominciando a agitarsi.
  • i Pixar Sparkshorts: una serie di sei cortometraggi animati realizzati da giovani animatori esordienti del vivaio Pixar, tre dei quali anticipati su Youtube l’estate scorsa, ma destinati alla distribuzione su Disney+. Oltre ai tre già disponibili in passato, qui ne troviamo solo uno inedito (“Float”) e ne mancano due. Perché? Che scorrettezza è mai questa?
  • la serie originale di “Ducktales – Avventure di paperi” (1987-1991): c’è tanto materiale per i nostalgici di varie generazioni, e c’è anche questo. Però soltanto cinque episodi. Su cento. Alcuni degli ultimi. Ormai è chiaro che ci troviamo di fronte a dei sadici dispetti.
  • Tron: Legacy” e “Tron: Uprising”: È disponibile “Tron”, l’originale del 1982, ma non i suoi sofisticatissimi adattamenti moderni degli anni 2010, che invece sono sul catalogo britannico. Siamo alla pena per contrappasso: a forza di lamentare nostalgia, mi danno solo il vecchio e non il nuovo.
  • i cortometraggi moderni dei Walt Disney Animation Studios: con l’eccezione di “Destino”, il capolavoro di Walt Disney e Salvador Dalí, e dello splendido “La piccola Fiammiferaia” non sono presenti in catalogo le perle del formato corto realizzate negli ultimi vent’anni fra cui due vincitrici del premio Oscar (già: mancano “Paperman” e “Winston”).
  • Altro? Non ne dubito.

Disney+ fa per me?

È chiaro che le aspettative più cinefile, specialmente per gli appassionati di animazione, sbatteranno più volte il grugno davanti a un catalogo ispirato principalmente allo svago e alla soddisfazione generazionale.

Se volete essere delusi in un colpo solo e togliervi il pensiero, potete trovare su questo sito una lista di oltre 400 titoli che sicuramente non sono su Disney+ e non ci saranno ancora per molto tempo.

Abbiamo evitato di indicare qui i contenuti che invece, in catalogo, ci sono e sono pure di ottima qualità, per non privarvi del piacere di navigare in questa nuova piattaforma. Intanto, però, mettiamo le mani avanti.

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