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Renzo Rubino: “Come definirei il festival di Sanremo? Onirico” [INTERVISTA]

Abbiamo ormai salutato da qualche giorno la sessantottesima edizione del festival di Sanremo, che ha visto tra i protagonisti Renzo Rubino in gara con il brano “Custodire“. Quattro anni fa si era portato a casa il premio della critica “Mia Martini” per la sezione “nuove proposte” con il brano “Il Postino (Amami uomo), nel 2014, invece, aveva esordito in qualità di Big con “Per sempre e poi basta”. Renzo è un ragazzo semplice, alla vecchia maniera. Ha studiato tanto per arrivare fin qui e i risultati si sono visti e si vedono. L’ho incontrato il giorno prima la serata dei duetti per farmi descrivere le sue emozioni del momento e darmi qualche accenno al nuovo disco “Il gelato dopo il mare” uscito lo scorso 9 febbraio per la Warner Music.

 

Cosa ne pensi di questa nuova versione del festival?

Per me è molto diversa. Per quanto mi riguarda..mi sento a mio agio e sincero con me stesso. Sono contento di questo mio percorso. Del festival? Ne parleranno bene anche dopo.

C’è qualche canzone che ti ha colpito?

Io sono un fan sfegatato di Lucio Dalla. È stato il primo concerto che ho visto nella mia vita e mi porto dietro tutte le sue canzoni, il suo modo di scrivere.. e inevitabilmente la canzone di Ron mi tocca particolarmente.

Nel tuo brano “Custodire” racconti un qualcosa di nuovo per il mondo della musica, che ha sempre cantato i due concetti di “amore” e “fine amore”. Custodire è la via di mezzo tra queste due fasi?

È una canzone sull’affetto. L’affetto è una forma d’amore, volersi bene incondizionatamente, anche senza sentirsi mai più.  Nel mio caso può essere rivolto a qualsiasi persona.

C’è qualcosa che tu stai custodendo in questo momento?

Le persone a me vicine, quelle che hanno convissuto gli alti e bassi della mia giovane carriera. Sono un emergente.. e la cosa più importante sono gli affetti che mi circondano.

È cambiata la natura delle tue emozioni da quando hai iniziato il festival?
Dentro la mia pancia c’è una giostra.. c’è un po’ di tutto. Cambiano in continuazione..

Nel testo esiste un confronto uomo-donna molto attuale. L’uomo è “bastardo” e con il “carisma usato male”; la donna è “bambina” e “vestita d’innocenza”. Nella tua visione, uomo e donna sono così agli antipodi?

La canzone dice per l’appunto: “io mi vedo fanciulla per tutto quello che ti ho fatto pesare” e tu mi vedi come un bastardo per quello che ti ho fatto passare”.

renzo rubinoCanterai in duetto con la vulcanica Serena Rossi, che di prima professione non è una cantante anche si è già ben districata in sala di registrazione. Come mai questa scelta per una serata così complicata e (forse) decisiva?

Ho bisogno di entusiasmo.. avevo voglia di un’artista che sapesse interpretare veramente il pezzo. Serena Rossi è un’attrice, ma la cosa che più apprezzo di lei è la sua sensibilità senza la quale non sarebbe artista.

Dai tuoi testi e dalla tua musica esce fuori il tuo “essere sognatore”. C’è qualcosa che speri si avveri dopo questo Sanremo?

Sono un amante del paradossale. Amante della serenità.. e la vorrei vivere in musica. Tutti gli spifferi, i trambusti e il caos devono essere gestibili. Devono essere una conseguenza della musica e dello stare insieme, soprattutto nella dimensione live.

Il tuo nuovo album “Il gelato dopo il mare”, già dal titolo, emana una sensazione di amore per le piccole cose del passato. Cosa dobbiamo aspettarci da questo tuo nuovo lavoro?

È il mio disco più importante semplicemente perché c’è stata un’attenzione, una cura diversa rispetto gli altri dischi. Per realizzarlo c’ho messo tre anni, gli arrangiamenti cuciti addosso a ogni canzone.. con “Custodire” vado a chiudere un concetto importante.

Prima di salutarci, ti chiedo di definirmi questo festival con un aggettivo..

Onirico.. rispetto agli altri festival è più leggero e meno invasivo dal punto di vista dello spettacolo. Pippo Baudo, Sting, le canzoni.. hanno fatto un lavoro sulla scenografia non indifferente. Mi sembra un festival degli anni ’90!

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