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Sanremo 2020: Amadeus e i rischi del Festival celebrativo

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Come le più belle favole anche quella di Amadeus incontra, finalmente, l’incanto. Dopo tanti anni il conduttore approderà infatti al timone del Festival di Sanremo, in una delle edizioni destinate a rimanere nella storia, quella numero settanta, in programma al Teatro Artiston dal 4 all’8 febbraio 2020.

Al netto delle soddisfazioni e delle varie componenti emotive, per Amadeus il compito sarà difficile, se non proibitivo. Sì perché lo showman nativo di Ravenna, che è stato designato anche per ricoprire il delicato ruolo di direttore artistico, si troverà a raccogliere un’eredità pesantissima.

Ai due Festival targati Baglioni si possono rimprovare tante cose, dalle gag poco efficaci alla staticità della conduzione, passando per la poca cura nella selezione degli ospiti quasi tutti italiani riciclati che, salvo pregiate eccezioni, non hanno lasciato particolarmente il segno. Il motore propulsorio dei due anni passati agli archivi è stato tuttavia strettamente legato alla gara, basti guardare gli spaventosi numeri registrati dai brani che hanno accompagnato il Festival nel 2019: Soldi” di Mahmood ha da poco superato il record di 100 milioni di stream sfiorando la vittoria all’Eurovision Song Contest, “Per un milione” dei Boomdabash ha occupato l’airplay radiofonico fino all’inizio dell’estate; Achille Lauro, grazie a “Rolls Royce“, si è consacrato con merito al grande pubblico, Daniele Silvestri dopo aver ottenuto il Premio Della Critica Mia Martini ha ricevuto anche la prestigiosa Targa Tenco come miglior canzone per “Argento Vivo.

A Claudio Baglioni va dato il merito di aver selezionato con raffinato gusto le canzoni giuste, trovando il coraggio di cassarne altre con temi importanti come “Caramelle” di Pierdavide Carone e i Dear Jack, riuscendo ad inserire anche la tradizione napoletana in chiave squisitamente moderna con Livio Cori e Nino D’Angelo. Tuttavia accogliendo una schiera di artisti poco conosciuti al grande pubblico (Ghemon, Motta, Zen Circus e altri) ha provocato irrimediabilmente una spaccatura, facendo giore alcuni e storcere il naso altri. Per questo motivo in occasione della settantesima edizione, molto probabilmente, si tenterà di ricurire nuovamente il tutto.

Pur non avendone particolari conferme, già dalle prime parole di Amadeus si è intuita la possibile inversione di marcia. In una breve intervista rilasciata all’agenzia AGI il Re dell’Access Time ha detto di voler fare un Festival “Nazional Popolare”, esattamente il contrario del “Popolar Nazionale” proposto dal Capitano Coraggioso l’anno scorso. Il neo direttore artistico ha inoltre dicharato: “[…] Sicuramente il mio sarà un Sanremo di tutti, che punterà ad unire la gente perché appartiene alla tradizione e ai ricordi di tutti gli italiani, io ancora conservo quelli di quando andavo da bambino a vederlo a casa dei miei nonni“. Lo spettro della tradizione, che va perfettamente ad incastrarsi nella celebrazione dei settanta anni del festival, è dunque più vicino che mai.

Per il conduttore il principale ostacolo sarà non cadere nel vecchio e nello stantìo: forzando la mano sul senso di “festa” e di “anniversario” potremmo difatti ritrovarci con un cast simile a quello della gestione Baudo di inizi 2000, in cui si alternavano vecchie glorie (in alcuni casi vecchissime), artisti in fase di rilancio e, sporadicamente, cantanti in auge. Inoltre Il grande successo riscosso da “Ora o mai più”, programma che ha probabilmente convinto la dirigenza RAI a scegliere Amadeus in cui si sfidavano in un clima folle e surreale artisti caduti nel dimenticatoio, lascia presagire anche una possibile partecipazione di almeno uno degli ex concorrente del talent, creando così certamente una continuità da un punto di vista prettamente televisivo ma infliggendo una sorta di coltellata a quelle realtà che, seppur lontane dai canali mainstream, hanno catalizzato una folta quantità di pubblico negli ultimi tempi: Il discorso aperto da Claudio Baglioni è davvero troppo importante per cadere nell’oblio dopo essere stato così tanto impattante da un punto di vista di appeal discografico e, macroscopicamente, di industria musicale.

Sarebbe interessante dunque se la celebrazione dei settanta anni stesse fuori dalla gara proseguendo il cammino già tracciato negli ultimi due anni selezionando per la competizione, tra gli altri, quegli artisti pronti a lanciarsi dal trampolino della piscina Olimpica come, solo per fare qualche esempio, Pinguini Tattici Nucleari, Coma_Cose, Myss Keta, Frah Quintale, Canova.

Dalla sua parte Amadeus, sposando il tema della celebrazione, potrà finalmente saziare quella voglia di Glamour rimasta in sospeso nelle scorsi edizioni, invitando nuovamente personaggi da tutti i campi dell’arte e non oltre che soprattutto artisti stranieri degni di questo nome, magari ricostruendo in cinque giorni la gloriosa storia del Festival, in cui nel corso degli anni hanno calcato il palcoscenico dell’Ariston i maggiori esponenti della musica mondiale. Perché la storia va glorificata e preservata, ma allo stesso tempo va accompagnata nella sua naturale prosecuzione. Senza Paura.

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