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Sanremo 2021: la missione possibile di Amadeus

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Il Festival di Sanremo numero 71 ha tutte le carte in regola per essere bellissimo. Il disastroso impatto che ha avuto il Covid-19 sul mondo della musica, la relativa crisi della discografia coniugata con l’esigenza degli artisti di presentare a quanta più gente possibile i rispettivi nuovi progetti, potrebbe spingere una quantità significativa di cantanti, anche quelli che di solito snobbano la kermesse, a proporre alla commissione un brano per poter accedere alla gara nel 2021.

Non sarà dunque facile il lavoro di selezione per Amadeus, motivato a mantenere alle stelle il trend della scorsa edizione, dove ha ricevuto una media di ascolti del 54,78%. A questo proposito proprio in questi ultimi giorni l’anchorman di Rai1 ha dichiarato ai microfoni di Radio Italia che il prossimo anno “La musica acquisirà ancora più importanza“, lasciando trapelare una possibile modifica al regolamento.

Cosa intende dire Ama? Si tornerà alla formula targata Fazio, che nel 2013 e nel 2014 ha lasciato scegliere al pubblico la canzone dell’artista tra due proposte, oppure si sperimenterà qualcosa di più innovativo e, soprattutto, intrattenente? Un precedente recente c’è. Nel 2003 il direttore artistico dell’epoca, Pippo Baudo, ideò un format efficace, che consisteva in un vero e proprio mini show a briglie sciolte collocato proprio prima dell’esecuzione del pezzo in gara in cui il concorrente performava un brano di repertorio o una cover: Giuni Russo interpretò ad esempio la struggente “La sua figura“, Alex Britti si lasciò andare in un assolo mozzafiato di chitarra. Fu una vera e propria festa, purtroppo mai replicata.

Voler rappresentare la rinascita del panorama musicale italiano, perché sarà questo (dichiarato o no) il claim del Festival, comporterà certamente dei rischi, in quanto alcune dinamiche organizzative saranno per forza diverse. Con tutte le probabilità del caso infatti tutte le polemiche che hanno accompagnato per mesi la messa in onda della rassegna 2020 verranno certamente meno. E il cosiddetto hype, creato soprattutto per gli scivoloni del conduttore e per le possibili partecipazioni di ospiti politicamente scomodi, potrebbe essere alimentato dall’attesa di vedere sul palco personalità che, fino a questo momento, mai avrebbero pensato di fare di nuovo capolino all’Ariston. A questo potrebbe aggiungersi l’intenzione dello showman di far finalmente tornare in rivera musicisti internazionali di spicco, tentativo fallito lo scorso anno.

Porre la musica al centro, diciamocelo, è uno spot che si ripete ciclicamente ogni 356 giorni. Quasi nessuno ci è riuscito. Ma se c’è un anno in cui l’industria musicale italiana ha bisogno di essere celebrata, coccolata, sostenuta e ammirata veramente, non può che essere il 2021. E Amadeus, che è persona di spettacolo intelligente e colta, lo sa. La missione è possibile.

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