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Sanremo 2021: l’errore di Amadeus sui giovani. La qualità non ha limiti anagrafici

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C’è una strana alchimia che lega la gestione sanremese di Amadeus alle polemiche. Se però fino a questo momento la pietra dello scandalo è sempre stata scagliata in situazioni che possiamo definire puramente di contorno, a infuocare il Festival a otto mesi dall’inizio dell’edizione numero 71 (pianificata dal 2 al 6 marzo 2021) è stata una nuova, di primo acchito, sbagliatissima, norma regolamentare.

Attraverso un’intervista concessa a TV Sorrisi e Canzoni infatti l’anchorman di RAI 1 ha comunicato di avere abbassato l’età massima di accesso alla categoria “Giovani” da 36 a 30 anni, aggiungendo “Si chiama Sanremo Giovani. Del resto la maggioranza dei musicisti che si presentano ha meno di 30 anni“. Un errore colossale. Perché rimanere fedele al termine “giovani”, oggi come oggi, è quanto mai anacronistico e fuori dal tempo; tranne rare eccezioni infatti, pensiamo a Rocco Hunt o al caso più recente di Fasma, di talenti appena sbocciati che presentano all’Ariston musica per veri giovani se ne contano sulla dita di una mano, facendosi largo in una marea di finti giovani, ventenni affetti dalla sindrome del boomer con delle produzioni che sarebbero risultate stantie anche negli anni ottanta (vi ricordate Tecla lo scorso anno?).

Questo perché il problema sta alla radice. Bisognerebbe sostituire per sempre la categoria “Giovani” con la più inclusiva “Nuove proposte“, senza un tetto massimo di età e individuando artisti che stiano più a passo con i tempi, con una buona scrittura e una personalità ben definita.

Anche perché guardando le annate precedenti viene da sorridere: come già osservato da All Music Italia infatti con le regole da quest’anno vigenti Francesco Gabbani non avrebbe potuto presentarsi e dunque vincere nel 2016 il Festival con “Amen in quanto trentaquattrenne, stesso discorso per Ermal Meta, trentacinquenne quando debuttò nello stesso anno da solista con “Odio le favole” e per Diodato, che nel 2014 propose “Babilonia” a trentatré anni.

La qualità non può e non deve avere dei limiti anagrafici, specie in un anno che, come affermato dal direttore artistico stesso, avrà come claim quello della rinascita della musica italiana dilaniata dalle conseguenze del Covid.19. Anche per questo motivo le restrizioni andavano evitate, in modo di dare la possibilità a tutti di poter proporre un brano alla Commissione, inclusi quegli artisti più di nicchia che, trafitti dalla crisi, fino a questo momento non avevano come piano una ipotetica partecipazione alla Kermesse.

Pensiamo al florido movimento indipendente italiano, costellato sì da giovanissimi ma anche da artisti navigati di spessore; basti fare riferimento,indipendentemente dalle volontà di ognuno, a Massaroni Pianoforti, M.E.R.L.O.T, Cimini o Nicolò Carnesi, tutti musicisti bravi che, con diverse declinazioni, raccontano le loro storie con personalità e originalità. Perché rinunciare a esponenti come questi a priori, favorendo magari giovani senza arte nè parte pronti a confezionare il classico e scontato brano sanremese a colpi di sole, cuore, amore e pandemia (perché l’anno prossimo ci sarà una vera e propria emorragia di brani a tema, rassegnamoci)?  Non è forse contraddittorio parlare di rinascita cassando d’ufficio una fetta enorme di musicisti dalla vetrina musicale più importante dell’anno? L’autogol è servito.

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