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SanremoLoud: 5 brani bellissimi esclusi dal Festival

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Non si sono fatte attendere le polemiche prima della sessantanovesima edizione del Festival di Sanremo. Ad alzare per primi il polverone quest’anno sono stati due artisti scartati dal direttore artistico Claudio Baglioni. Si tratta di Pierdavide Carone e i Dear Jack, i quali non hanno preso affatto bene l’esclusione di “Caramelle”, brano dalla tematica importante che tratta dell’abuso sui minori. I talenti, entrambi reduci dal talent Amici, hanno raccolto in queste settimane moltissimi consensi non solo tra il pubblico ma anche tra i colleghi, raccogliendo pubblico sostegno da artisti del calibro di Giorgia, Elisa, Biagio Antonacci, Negramaro e molti altri che, tramite i rispettivi canali social, hanno condiviso il lyric video rilasciato su YouTube il 21 dicembre.

Non volendo addentrarci all’interno di dinamiche di cui non siamo a conoscenza e, soprattutto, non avendo ascoltato le 24 canzoni in gara, ci asteniamo da ogni giudizio, limitandoci a riportare cinque casi di splendide canzoni che, incredibilmente e per motivazioni svariate (a volte ignote), sono state tagliate fuori dal Teatro Ariston.

 

Mia Martini, Spaccami il cuore (1985)

La straordinaria scrittura scura, sghemba, viscerale di Paolo Conte incontra la voce inconfodibile di Mia Martini in uno dei brani più belli del repertorio della cantante. Esclusa al Festival del 1985 condotto da Pippo Baudo con la direzione artistica di Gianni Ravera dove trionfarono i Ricchi e Poveri con Se m’innamoro, la canzone presenta un testo meraviglioso (” Segui un pensiero/dolce e feroce/con me Stella del dubbio/stammi vicino/spaccami) interpretato in modo magnetico, come solo Mimì sapeva fare.

 

Cristiano De Andrè e Fabrizio De Andrè, Cose che dimentico (1994)

Ancora una volta è Pippo Baudo, immenso scopritore di talenti ma allo stesso tempo vittima di clamorosi abbagli, autore dell’esclusione. L’anno è il 1994, edizione che passò alla storia per aver visto trionfare due vincitori non vedenti: Aleandro Baldi tra i big (Passerà) e Andrea Bocelli tra le nuove proposte (Il mare calmo della sera).  I motivi della mancata selezione sono ancora oggi poco chiari. La leggenda ufficiale parla di un Baudo preoccupato per i “contenuti politici” della canzone che però, sono assolutamente inesistenti in quanto nel testo padre e figlio parlano dei malati di AIDS con parole profondissime (“Qui nel girone invisibili per un capriccio del cielo viviamo come destini e tutti ne sentiamo il gelo”). Alcuni invece sostengono che la partecipazione di Giorgio Faletti con Minchia Signor Tenente, brano dal testo fortissimo dedicate alle stragi mafiose appena passate, aveva già in qualche modo politicizzato il Festival, cassando dunque d’ufficio esponenti politicamente poco ben visti come Faber.

Giuni Russo, La sua figura (1994)

Nello stesso anno, il Pippo nazionale negò il palco anche a Giuni Russo con la straordinaria La sua figura, ispirata ai versi del presbitero e poeta spagnolo Giovanni Della Croce. Il celebre conduttore si fece perdonare solo nel 2003, selezionando la cantante palermitana a pochi mesi dalla sua scomparsa con Morirò d’amore (a sua volta scartata nel 1989 e nel 1997). Il Festival di quell’anno offriva un format originale ed entusiasmante: tutti i big in gara, prima di presentare il proprio brano inediito, avevano a disposizione alcuni minuti per una piccola esibizione “libera”. Giuni scelse proprio di cantare La sua figura, regalando all’Italia un momento unico e irripetibile.

Patty Pravo La luna (2012)

La ragazza del Piper, a 15 anni di distanza dall’intramontabile E dimmi che non vuoi morire, ripropone davanti alla severa commissione musicale dell’Ariston capitanata da Gianni Morandi un altro pezzo scritto da Vasco Rossi e Gaetano Currieri, La luna, non all’altezza secondo i selezionatori per far parte dello striminzitissimo cast (appena 14 big). Edizione stranissima quella del 2012, ricordata non solo per la vittoria di Emma (Non è l’inferno) e per il podio tutto al femminile completato da Arisa (La notte) e Noemi (siamo solo parole) ma anche per la polemica legata all’ospitata di Adriano Celentano e alla scandolosa “farfallina” di Belen. E con non poche polemiche è stata accolta l’esclusione dal Komandamte, all’epoca attivo sui social, che tramite la sua pagina facebook si lasciò andare a un post al fulmicotone accusando  la commissione di non aver neanche ascoltato il brano, per sua stessa definizione, “divino”.

Irene Grandi, Bruci la città

Se questo pezzo, uno dei più belli e iconici degli anni zero, fu presentato davvero o no alla commissione del Festival del 2007 non lo sapremo mai con certezzza. Dopo che Bruci la città riscosse il meritato successo infatti, la RAI diramò una nota in cui smentiva categoricamente di aver ricevuto il nastro per concorrere all’Ariston. Fatto sta che, un po’ come la regina del trash Daniela Del Secco D’Aragona, per appropriazione culturale il brano per la massa è stato scartato. E così sarà per sempre. Scritta da Francesco Bianconi, il testo originale con una coda esplicita ecccezionale, ha di fatto conquistato tutti gli italiani facendo impazzire l’airplay diventando la canzone estiva del 2007.

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