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SanremoLoud: la surreale edizione del 2004

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Una delle edizioni più folli del Festival di Sanremo degli anni zero è stata, senza alcun dubbio, quella del 2004. Siamo in un anno molto importante per la politica italiana, ovvero quello delle elezioni Europee sotto la guida del governo Berlusconi, insediatosi nell’aprile del 2001. La direzione artistica del Festival, dopo due anni targati Pippo Baudo, viene affidata al cantautore italo americano Tony Renis.
L’artefice di questa scelta fu, secondo almeno la storia ufficiale, Gianmarco Mazzi, allora incaricato (per tutto il periodo del governo di centrodestra) di affiancare il direttore artistico nell’organizzazione della kermesse.

In prima battuta a condurre la cinque giorni al Teatro Ariston doveva essere Paolo Bonolis che però, intorno al mese di dicembre, decise di fare un passo indietro lasciando il posto vacante. A questo primo problema si aggiunse una spinosissima questione legata alle case discografiche protette dalla FIMI (federazione industria musicale italiana) motivate a boicottare il Festival a causa di alcuni dissapori nati con la dirigenza RAI per una questione legata a dei rimborsi all’epoca non ancora pagati risalenti all’edizione 2003. A causa del boicottaggio delle principali major, esclusa la Universal, alla cinquantaquattresima edizione del Festival della canzone italiana parteciparono perlopiù cantanti semisconosciuti. Questo motivo spinse Renis a unire nuovamente, come non accadeva dal 1984, big e nuove proposte creando un’unica gara.

Nel marasma generale ad accettare l’incarico fu Simona Ventura, in quel momento all’apice della carriera grazie al successo sempre crescente di Quelli che il calcio, con cui subentrò a Fabio Fazio nel 2011, e alla fortunatissima accoglienza ricevuta dalla prima edizione de L’isola dei famosi. Come già avvenne con il conduttore di Che tempo che fa, SuperSimo impostò un Festival sulla falsariga della celebre trasmissione di intrattenimento sportivo, supportata dall’allora inseparabile Gene Gnocchi e da Maurizio Crozza, aggiungendo al cast di conduttori una Paola Cortellesi in continua ascesa.
Per tutto il periodo di gestazione, il clima fu quantomai rovente. Il direttore artistico Tony Renis, oltre a lasciarsi andare spessissimo a dichiarazioni poco felici (storico il momento in etichettò come “cagasotto” gli artisti italiani ospiti che avevano declinato il suo invito rimanendo fedeli alle case discografiche), divenne oggetto di bersaglio del senatore della Margherita Nando Della Chiesa (figlio del Generale Carlo Alberto) che, in più occasioni, nello specifico in alcune interviste e in più di un articolo curato da lui stesso tra le pagine de «L’Unità», accusò il direttore artistico di avere tra le proprie amicizie non solo il premier Silvio Berlusconi ma anche alcuni esponenti della mafia italo-americana. La tesi del senatore, illustre personalità di spicco della cultura palermitana, prese decisamente quota e, più di ogni altro anno, la kermesse venne bersagliata dalla maggior parte della scena alternativa musicale e intellettuale italiana. L’atmosfera di dissenso che aleggiava intorno alla riviera spinse Dalla Chiesa ad organizzare un evento alternativo, denominato Controfestival, andato in scena a Mantova proprio durante i giorni dell’evento sanremese con il supporto di personalità importanti come quella di Manuel Agnelli, Elio e Le Storie Tese, Modena City Ramblers e molti altri.
Nonostante la situazione decisamente irreale, il Festival del 2004 è rimasto e rimarrà per sempre nella memoria collettiva per due avvenimenti storici. La prima è legata alle modalità di svolgimento della gara, affidata per la prima volta al televoto, scelta dettata dalla mania dei reality che imperversava a quel tempo. La seconda riguarda invece gli ascolti bassi, culminati con la clamorosa sconfitta nella giornata del giovedì contro una trionfante puntata del Grande Fratello 4, risultato replicato esclusivamente quattro anni più tardi durante l’ultima conduzione Baudo, in cui un episodio de I Cesaroni mise letteralmente spalle al muro il Pippo Nazionale che, complice un cast scialbo, registrò lo share più basso della storia del festival (35,64% di media contro i 38,98% venturiani).
E la musica? La line up dei 22 “big”partecipanti rappresentava un’Italia in cui, di fatto, non si riconosceva nessuno. Malgrado una quantità di brani facilmente dimenticabili, il 2004 fu un anno importante per la musica d’autore grazie alla presenza di cantautori di peso. Uno tra tutti Mario Venuti che, con la sua Crudele, ha certamente confezionato uno dei brani migliori del suo repertorio, ma anche del timido Pacifico, in gara con la bellissima Solo un sogno. Da menzionare anche la presenza di Omar Pedrini (Lavoro inutile) e di Bungaro con il brano Guardastelle, divenuto nel tempo un cult della musica italiana, così come l’elegante atmosfera vintage jazz creata da Neffa con Le ore piccole. A trionfare con un vero e proprio plebiscito fu Marco Masini, seguito da Mario Rosini e Linda, entrambi oggi scomparsi dai radar. Il musicista toscano, grazie al suo L’uomo volante, ha di fatto inaugurato una nuova carriera artistica, scacciando una volta per tutte le insopportabili dicerie del pubblico ignorante che, per anni, lo ha additato di portare rogna. Per ciò che concerne la rotazione radiofonica invece, Il tempo diede ragione a Paolo Meneguzzi, re assoluto dell’airplay con Guardami negli occhi (prego).
Insieme alla musica di qualità citata, sul palco dell’Ariston si riversò una vagonata non indifferente di trash: a guidare la fila Adriano Pappalardo, da poco tornato in auge grazie al terzo posto conquistato all‘Isola, il quale si esibi ogni sera con una tuta dal colore diverso dove era raffigurata (anticpando spaventosamente il nostro Ministro degli interni) la scritta Nessun consiglio, titolo del pezzo consegnato alla storia per il tono incazzato e per il ritornello iconico (non rompetemi le uova nel paniere/non rubatemi il coniglio dal cilindro) impreziosito da una coda delirante in cui il cantante di “Ricominciamo” urlava le parole chiave dei “confessionali” dell’isola (io sono il guerriero,io sono il campione!) supportato da un arrangiamento musicalmente pazzesco curato dal maestro Luca Chiaravalli. Ma non finisce qui. Per attirare un minimo l’attenzione Renis riuscì a contattare alcuni artisti stranieri per supportare due-tre cantanti del cast: ed ecco allora fioccare degli accostamenti decisamente improbabili: Danny Losito (Single) condivise il palco con le Las Ketchup (divenute famosissime nell’estate del 2002 con Asereje), Massimo Modugno (figlio di Domenico, Quando l’aria mi sfiora) con i Gypsy King, i DB Boulevard, band votata al genere house, si presentò con una nuova pelle pop insieme a Bill Wyman (Basterà).

Con la gradita partecipazione di alcuni ospiti importanti, dai Black Eyed Peas, Lion Richie ed Elton John passando per i tormentoni di Haiducii (Dragostea din tei) e Aventura (Obsesion) e grazie alle performance di Paola Cortellesi (Non mi chidermi entrerà di diritto nella storia della televisione moderna) lo spettacolo allestito da Simona Ventura non fu affatto malvagio, anzi fu migliore rispetto a quello di tantissime altre fortunate edizioni. Degli “amici” VIP del direttore artistico Tony Renis annunciati alla vigilia, alla fine, si presentarono solo Dustin Huffmann, Natalie Cole e, a sorpresa, Adriano Celentano, comparso improvvisamente nel corso della serata finale facendo impennare l’auditel e contribuendo alla riuscita di uno spettacolo già condannato prima di andare in onda e che, nonostante sia partito sul nascere nel peggiore dei modi, è stato sapientemente portato a termine da una delle presentatrici migliori d’Italia, misteriosamente messa da parte negli ultimi anni e che, finalmente, potrà nuovamente dimostrare il suo valore conducendo la nuova edizione del talent The Voice. Per SuperSimo, colei che ha condotto il Sanremo più surreale della storia, sarà certamente un gioco da ragazzi.

 

Per la stesura dell’articolo sono stati consultati i seguenti testi:

-Facci, Serena, Soddu, Paolo: Il festival di Sanremo. Parole e suoni raccontano la nazione, Carocci, 2011.

-Lupi, Romano, Mandelli, Riccardo: Il libro nero del Festival di Sanremo, Odoya, 2016.

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