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Intervista agli Shakalab: “abbiamo deciso di rimanere in Sicilia e di far crescere il movimento”

In occasione della pubblicazione del nuovo singolo in compagnia di Davide Shorty, “A Prima Vista”, abbiamo fatto qualche domanda agli Shakalab. La band siciliana è tornata dopo tre anni di silenzio con un nuovo album contenente 13 inediti, “Non Facciamo Musica”, uscito il 22 giugno scorso. Ma lasciamo la parola a Davide Lorrè che ci racconta questo nuovo singolo sull’amore e il nuovo disco.

“A Prima Vista” parla di un amore a dir poco travolgente fin dal primo sguardo. Da cosa è stato ispirato questo testo? Qulcuno di voi è stato colpito dal colpo di fulmine?

Il testo nasce dalla voglia di raccontare il preciso istante in cui si percepisce qualcosa che fino a quel momento non si era mai provato. In parte nasce dalle nostre esperienze personali, in parte è una descrizione più generale sull’amore universale, quello che quando lo scopri così improvvisamente ti lascia a bocca aperta. Senza fiato, senza parole.

Credo sia una sensazione che molte persone hanno provato nella loro vita e che sicuramente a parole non è facile da spiegare. Noi abbiamo provato a farlo con questa canzone.

Come nasce la collaborazione con Davide Shorty?

Conosciamo Davide da moltissimo tempo. Siamo sempre stati in ottimi rapporti fin da quando eravamo ragazzini e c’è sempre stata stima reciproca sia a livello artistico sia a livello personale. Siamo sempre stati accomunati dalla passione per la black music e pensavamo spesso di collaborare, di fare qualcosa insieme fino sa quando non abbiamo deciso di farlo.

Qual è il vostro parere su programmi come X Factor? Che effetti hanno sul mondo musicale italiano?

Personalmente non sono un fan dei reality in generale. Ho cominciato a guardare X Factor quando partecipò Shorty perché sapevo che c’era un fuoriclasse in gara. Credo che per alcuni artisti possa essere un trampolino di lancio, mentre per altri può essere il contrario. Tutto sommato credo che la fan base vada creata nel tempo, vada rispettata e in un certo senso accompagnata in un percorso preciso, e questo un reality non te lo permette. Il mondo della musica è un mondo molto competitivo e per non essere stritolati bisogna rimanere originali e fare quello che si vuole , e questo Shorty lo sta facendo benissimo.

Il vostro ultimo disco si intitola “Non Facciamo Musica”, allora cosa fate? Ci raccontate la nascita di questo album che arriva a tre anni dal precedente?

Il titolo nasce da una battuta fatta durante un’intervista, dove ci veniva chiesto quale fosse il nostro genere musicale. Spiegammo che era un mix di generi, che per la scena rap eravamo troppo reggae , per la scena reggae eravamo troppo rap ecc a un certo punto il.giornalista ci chiese “ ma quindi cosa fate ?” noi abbiamo risposto “NON FACCIAMO MUSICA” . Da questo aneddoto nacque proprio il singolo che è abbastanza autoironico e che poi diede il nome al disco.

Cosa pensate dell’attuale scena hip hop italiana?

La scena hip hop è cambiata molto negli ultimi anni e come ogni cambiamento ha portato delle cose positive e delle altre cose negative. Di positivo c’è sicuramente un’attenzione mediatica che prima mancava, ci sono tutta una serie di artisti che si sono imposti con talento e determinazione. C’è una mentalità imprenditoriale che prima veniva vista come negativa. Diciamo che prima se non eri underground non eri abbastanza rappuso, adesso il mercato musicale è profondamente cambiato. L’Indie ha sostituito praticamente la cosiddetta musica leggera italiana e l’hip hop ha sostituito il pop. O meglio questi generi che prima erano di nicchia sono diventati pop e non ci vedo nulla di male.

Durante la vostra carriera, qual è stato il momento più emozionante?

Ci sono stati tantissimi momenti emozionanti nella nostra carriera musicale ma sicuramente uno dei più belli è stato il sold out al “the garage” di Londra di due anni fa. È stato pazzesco!

A vostro parere, un artista che voglia fare della musica un “lavoro serio”, è penalizzato se si trova al sud?

Spesso, sentirsi penalizzati perché si è al sud, è una scusa mentre a volte è una realtà. Noi veniamo dalla Sicilia e la Sicilia è una terra bellissima ma con molti problemi, così come tutto il sud d’altronde. Noi abbiamo deciso di rimanere in Sicilia e di far crescere il movimento partendo dal basso e ci stiamo riuscendo. Quindi il consiglio che mi sento di dare a tutti è quello di lavorare, rimboccarsi le maniche e lottare con tutte le proprie forze, di studiare, di impegnarsi al massimo non solo nella musica ma in ogni ambito

Che cosa c’è nel futuro degli Shakalab?

Nel nostro futuro c’è tantissima roba: un tour invernale, altre collaborazioni di spessore, altri video, e sicuramente un altro disco.

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