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Snow Patrol in concerto al Fabrique, report live e scaletta

Lo scorso 11 febbraio il Fabrique di Milano ha ospitato lo show degli Snow Patrol. Il concerto di lunedì è stata l’unica data italiana dei nordirlandesi nel tour di promozione del loro ultimo disco Wildness, uscito in maggio 2018.
La band questa volta ha portato a Milano non uno ma ben due artisti spalla, JC Steward e Ryan McMullan, entrambi connazionali del gruppo dell’Irlanda del Nord. Due giovani, due belle voci, una più pop (quella di Steward) e invece altra di sapore più folk (McMullan).
Il concerto inizia prestissimo, addirittura qualche minuto prima del previsto, intorno alle 21. Un palco piuttosto classico per il genere, con qualche luce e qualche effetto di fumo. Alle spalle della band un grande telo che fa da schermo. Vediamo qualche proiezione, qualche video, qualche ripresa dal vivo della band e, infine, il pubblico stesso, riflesso come in uno specchio.  Niente di esagerato né troppo concettuale, niente che potrebbe distrarci dalla musica.
Durante Run il pubblico si scatena e canta a squarciagola per poi fermarsi per un attimo insieme a Gary Lightbody con la sua chitarra-voce. Si scusa con una sincerità disarmante per un problema tecnico che probabilmente solo lui aveva notato: “Volevo fosse un momento intimo ma mi sono accorto che non mi ricordo più come si fa”. Il frontman del gruppo, dopo tanti anni di pausa sembra finalmente più sereno o quantomeno sembra riesca a tenere i suoi demoni al guinzaglio.
Dopo la carrellata dei hit come You Could Be Happy (con tanto spontaneo quanto tenero abbraccio tra Lightbody e tastierista Johnny McDaid), Life On Earth, Make This Go On Forever e Shut Your Eyes, la scaletta cambia.

Non sentiremo, come a Vienna o Manchester nei giorni scorsi, Set The Fire To The Third Bar ma Dark Roman Wine. Lightbody, sincero e semplice come sempre, ammette che la sua voce non è in piena forma e la tonalità della canzone, eseguita nell’originale con la partecipazione di Martha Wainwright è troppo alta. Una ragazza in prima fila porta un cartello con il titolo della canzone, deve essere delusa (se può consolarti, siamo in due). Ma li perdoniamo subito.
Infatti, il gruppo nordirlandese torna sui palchi dopo circa sette anni di silenzio, e non ha perso né la grinta né la capacità di commuovere. E non ha perso il pubblico, il Fabrique è pieno, e sembra che gli irlandesi abbiano sfiorato il sold-out. L’età media degli spettatori non è bassissima, ma non credo sia una sorpresa. Senza entrare nei dettagli, sono tra le più giovani nella platea e ai tempi dell’uscita dei successoni come Chasing Cars o Run ero ancora una teenager.
Come encore arriva prima What If This Is All the Love You Ever Get? (uno dei pezzi più belli dell’ultimo album prima). Lightbody chiede ironicamente al pubblico di aiutarlo nel ritornello. Poi tocca a Just Say Yes. Forse molti non saranno rimasti colpiti particolarmente da Wildness (ma complessivamente è un buon disco). Ad ogni modo, credo che nessuno sia uscito deluso dal Fabrique.

Scaletta:
1.    Take Back the City
2.    Chocolate
3.    Crack the Shutters
4.    Empress
5.    Don’t Give In
6.    Open Your Eyes
7.    Run
8.    You Could Be Happy
9.    Life on Earth
10.    Make This Go On Forever
11.    Shut Your Eyes
12.    Dark Roman Wine
13.    Heal Me
14.    The Lightning Strike (What If This Storm Ends?)
15.    Chasing Cars
16.    You’re All I Have
Encore:
1.    What If This Is All the Love You Ever Get?
2.    Just Say Yes

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