Home > Recensioni > The Weeknd: After Hours
  • The Weeknd: After Hours

    Republic Records / universal

    Data di uscita: 20-03-2020

    Loudvision:
    Lettori:
    Vota anche tu

Correlati

Giunto al quarto album in studio, il cantautore canadese The Weeknd, pseudonimo di Abel Tesfaye, rimane nella sua comfort-zone con un disco ricco di qualità e pezzi memorabili, così come già gli era accaduto negli altri tre lavori in studio.  Già dalla copertina simil-Joker si preannuncia un’alta qualità nel suo contenuto e la delusione fortunatamente non arriva. Nota affatto non trascurabile, “After Hours” è il primo disco in cui non appare nessuna collaborazione (tra i tanti del passato ricordiamo i Daft Punk della mega hit “I feel it coming”, Drake, Kendrick Lamar ed Ed Sheeran) e in cui possiamo ascoltare un’intera ora interamente con lui alle parti vocali.

Impossibile non partire dal singolo scala classifiche “Blinding Lights”, che sentiremo per tanto, tantissimo tempo, in radio e in tv. Pura dance di marca ’80s che si stacca da tutto il resto del disco e dà un’impronta di velocità incredibile ad un disco che fino a quel momento aveva avuto nei momenti più intimistici e rilassanti i punti più alti (memorabili le ballad “Scared To Live” e “Escape From LA”, autentica perla di elettro-pop insieme ad “Hardest To Love”). Il primo singolo, “Heartless”, ha nei synth il punto forte, con una base incalzante degna di una colonna sonora della serie di videogiochi di NBA2K. Merita una menzione a parte l’intermezzo “Repeat After Me (interlude)”, poco più di 3 minuti che ascoltati ad occhi chiusi ci fanno viaggiare verso sonorità che rappresentano un mix perfetto tra Drake e Wiz Khalifa.

Il disco non si discosta per nulla da quanto fatto in precedenza, riprendendo quanto fatto con l’ottimo “Starboy” di 4 anni fa oltre che con i due lavori precedenti. L’EP uscito a sorpresa due anni fa, “My Dear Melancholy,” aveva fatto credere al pubblico una virata verso sonorità più cupe, ma si è stati prontamente smentiti da questo “After Hours”, che mantiene quel giusto mix tra melodie più oscure e intermezzi spensierati e trascinanti.

Le parti vocali, come accaduto in passato, hanno qualche forte rimando al Re del pop Michael Jackson, senza però risultare in alcun modo essere un’imitazione oppure una copia. The Weeknd riesce sempre a mantenere un’identità propria, senza essere derivativo o comunque far gridare al “nuovo qualcuno”. E’ lui e basta.

Pro

Contro

Scroll To Top