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Top Ten: le copertine più brutte del 2018

La fine dell’anno come tutti ben sappiamo è il momento in cui si tirano le somme, in cui si guarda ai risultati raggiunti e a quelli che saranno i progetti e gli obiettivi dei mesi a venire.

Questo – quantomeno in campo artistico – è il ruolo delle classifiche; miglior singolo dell’anno, miglior disco dell’anno e via dicendo.

In questo articolo però, il tipo di classifica trattata sarà un po diverso, andremo infatti ad analizzare le dieci copertine più brutte del 2018. Ce n’è davvero per tutti i gusti e di volta in volta penserete “Ma come hanno fatto a pensarci?”  Scoprirete infine che bellezza e bruttezza non sono altro che due facce della stessa medaglia.

Premetto fin d’ora che questa classifica non ha pretese di esaustività e tanto meno prende in esame il valore artistico o la qualità del disco. Si valuterà unicamente il grado di bruttezza delle copertine, e la classifica andrà dalla copertina “meno brutta” alla “più brutta”.

Neko Case – Hell on

Neko Case- Hell-On“Hell on” è il settimo disco in studio della cantautrice americana Neko Case, uscito il primo giugno 2018, si piazza al decimo posto della nostra classifica.

Disco con uno stampo tipicamente cantautorale di rara bellezza e profondità sia dal punto di vista musicale che testuale, classico caso in cui la ricerca artistica ha prodotto risultati migliori di quella grafica.

Una donna che sostanzialmente si copre con i propri capelli fino a farli tornare al punto di partenza, dove poi prendono fuoco, il tutto contornato da una parrucca di sigarette e dal titolo dell’album inciso sulla pelle.

Se l’idea era quella di dare un’immagine sofferente con un tocco di profondità direi proprio che non abbiamo centrato l’obiettivo.

Nicki Minaj – Queen

Nicki_Minaj_-_QueenAlla nona posizione troviamo “Queen”, quarto disco della rappar americana Nicki Mianaj uscito il 10 agosto. Anche in questo caso i riconoscimenti artistici sono fuori discussione, come anche il particolare flow che caratterizza questo disco. Quello che però lascia perplessi è questa volontà di apparire a tutti i costi come la “cleopatra” del nuovo millennio, dato che la copertina di un disco dovrebbe servire per supportare la bellezza del disco stesso, non di chi lo scrive.

Sfera Ebbasta – Rock star  

Sfera Ebbasta – Rock starNon poteva mancare – in ottava posizione – il fenomeno che sta rivoluzionando la trap italiana.

In questo caso – sia che si voglia pensare ad una caricatura o meno – il concetto di “Rockstar” è molto lontano sia dal significato musicale che da quello sociale del termine.

Difatti sia a livello musicale che a livello grafico il Nostro sfera tutto sembra fuorchè la rockstar di cui parla o su cui parodizza.

Ennesimo esempio in cui l’immagine prende il sopravvento sulla musica, la copertina di questo disco sembra la locandina fatta male del film “Ali g indahouse”.

6ix9ine – Dummy boy

6ix9ine – Dummy boy6ix9ine con Dummy boy si piazza alla posizione numero 7, questo disco ha avuto una storia controversa che l’ha reso abbastanza famoso in rete, ma tolti chiacchiericci e pareri riguardanti il suo valore artistico sulla copertina potremmo dirne veramente di tutti i colori.

In sostanza una caricatura di se stessi che sembra un fumetto mal disegnato con il titolo del disco tatuato in faccia e capelli color arcobaleno, il tutto su un pavimento a scacchiera che ricorda lo stato confusionario di un artista in post trip da droghe pesanti.

Non credo ci sia altro da aggiungere, una copertina questa, che di certo non spinge ad acquistare o ad ascoltare il disco.

Death Grips – Year of the snitch

220px-Year_of_the_Snitch_album_coverSalendo sempre più verso il podio in sesta posizione troviamo i Death Grips con la copertina di Year of the snitch. E’ cosa risaputa che a livello musicale la ricerca e la diversità sono sempre state parole d’ordine per loro, però in questo caso quantomeno a livello grafico, questa caratteristica ha portato a risultati più che negativi.

Difatti notiamo una mano in alto a sinistra che tiene un oggetto non identificato con delle bocche sofferenti e malformate messe a caso, va bene la ricerca della diversità ma qui mi sembra che abbiamo un pochino esagerato.

Young Fathers – Cocoa Sugar  

Young Fathers – Cocoa SugarSiamo arrivati a metà classifica, si piazzano in quinta posizione gli Young Fathers con la copertina di Cocoa Sugar.

Dal punto di vista musicale niente da obiettare per il terzo disco del trio scozzese, ma come dicevamo all’inizio di questo articolo musica e grafica non vanno sempre di pari passo.

Difatti non vedo come la caricatura di un uomo con bocca deforme e cappello nero possa rendere giustizia alla qualità del disco.

Ken Mode – Loved

Ken Mode – LovedIl noise rock si sa, negli ultimi anni è noto per la monotonia e la mancanza di svolte evolutive e come scelta delle copertine non va di certo meglio. Questo è il caso dei Ken Mode che con “Loved” si piazzano al quarto posto della nostra classifica.

Sostanzialmente si tratta del ritratto di un essere indefinito di colore nero su sfondo grigio.

Come sfondo a questo ritratto che cerca in modo anche troppo esplicito il lato “dark” cosa abbiamo?

Di nuovo il nero, che inventiva imprevedibile! Le scritte in rosso e in bianco in basso non servono certo a risolvere la situazione e questa copertina, come del resto i contributi musicali del genere in questione si mostra più che banale.

Kids see Ghosts – Kids see Ghosts

Kids see Ghosts - Kids see GhostsSiamo arrivati finalmente sul podio! Nello scorgere la fine di questa pittoresca classifica in terza posizione troviamo i Kids see Ghosts con Kids see Ghosts.

Album a quattro mani di Kanye West e Kid Cudi, a livello musicale rappresenta rinnovata collaborazione e rinascita. Come scelta della copertina però c’è ancora molto da lavorare, difatti troviamo banalmente l’immagine stilizzata di due bambini che vedono un fantasma che si avvicina, che sembrerebbe pitturata ad acquerello.

Insomma la scelta stilistica e grafica lascia abbastanza interdetti.

Diplo – California

californiaepAl secondo gradino del podio troviamo Diplo con la copertina di California.

Anche in questo ennesimo caso, se musicalmente la buona riuscita del disco è stata raggiunta, lo stesso non può dirsi per la copertina.

Troviamo infatti di nuovo il presunto stile di pittura ad acquerello a fare da protagonista, questa volta però atto a dipingere un volto a metà tra sofferenza e pianto, il tutto contornato da macchie di colori a caso sparse quà e là.

Insomma inventiva e gusto artistico tutt’altro che raffinati.

Earl Sweatshirt – Some rap songs

earl_some rap songsSiamo arrivati alla fine della classifica, il primo posto è senza dubbio di Earl Sweatshirt con la sua raccolta intitolata “Some rap songs”. Se musicalmente la scelta di una raccolta come questa ha più che senso visto il calibro del personaggio, come scelta della copertina qui sfioriamo veramente l’assurdo.

Se assumiamo che una copertina deve trasmettere un messaggio, affiancandosi alla musica, un’immagine sfocata si piazza perfettamente a metà strada tra il banale e il privo di senso.

Di Carlo Capretta 

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