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  • Torino Film Festival 2020 — Wildfire

    Diretto da Cathy Brady

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Trauma familiare e nazionale si intrecciano in “Wildfire”, film d’esordio di Cathy Brady presentato in concorso al 38esimo Torino Film Festival.

Ambientato in un piccolo centro al confine tra le due Irlande, in un Paese livido, segnato dalle cicatrici dell’eterno conflitto nordirlandese e cuore del dibattito sulla Brexit, “Wildfire” segue la storia di Lauren (Nora-Jane Noone) e Kelly (Nika McGuigan). Da bambine, le due sorelle hanno perso il padre in un attentato dell’IRA e si sono allontanate tra loro dopo la morte della madre in circostanze poco chiare.

Fuggita senza dare tracce di sé, un giorno Kelly fa improvvisamente ritorno a casa, nel tentativo di riallacciare il legame con la sorella, fare chiarezza sui segreti della famiglia. Lauren ha subito dolorose ripercussioni dopo la scomparsa della sorella e dopo un periodo difficile ha accettato un lavoro alienante nel magazzino di una multinazionale.

“Wildfire” è un film che parla di riconciliazione e accettazione, affrontando in modo delicato ma radicale il tema della salute mentale. Lo fa attraverso un percorso dolorosissimo, seguendo la discesa all’inferno progressiva delle due protagoniste incastrate, come la stessa Irlanda, in un processo di negazione del passato che le logora dall’interno. 

Nika McGuigan e Nora-Jane Noone

Cathy Brady ci restituisce i ritratti di due donne estremamente diverse tra loro che, lasciate da sole ad affrontare loro dolore, condividono la stessa traiettoria distruttiva. Lauren, interpretata dall’ottima Nora-Jane Noone (che ricorderete come la Bernardette nel film di Peter Mullan “Magdalene”) è razionale e posata, proprio per questo schiacciata dal peso delle responsabilità. Al contrario, Kelly è impulsiva e imprevedibile, mai disposta a scendere a compromessi. A prestarle il volto, o meglio darle corpo e anima, c’è Nika McGuigan, in un’interpretazione estremamente fisica e intensa, l’ultima prima della tragica scomparsa dell’attrice.

È interessante come questa storia di solitudine emotiva e psicologica sia raccontata come un ballo a due, che diventa via via più vorticoso, durante il quale le due sorelle non smettono mai di sostenersi. Un punto di vista toccante e portatore di una concezione profondamente comunitaria, che ben si lega con il contesto socio-politico in cui  “Wildfire” è immerso. 

Cathy Brady ha indubbiamente tanto da dirci, forse troppo in un unico film d’esordio. Lo fa con uno stile di regia personale e una scrittura intima, senza cadere nella facile retorica. Forse non sempre equilibrata e dallo sviluppo narrativo prevedibile, ma efficace nel creare quel tipo di intimità necessaria per avvicinare empaticamente lo spettatore alle sue protagoniste.

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Contro

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