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L’oro dei mammut

Nella storia della musica rock l’Italia ha veramente detto qualcosa in pochissime occasioni. Talmente poche che si contano sulle dita di una mano. Esageriamo: una mano mozza.

I primi anni ’70 portarono in auge l’italico progressive rock, gli ’80 l’hardcore di Negazione e Raw Power. Oggi lo Stivale può dirsi fiero della sua florida scena heavy psych, la così detta psichedelia pesante, al confine tra stoner, doom e psichedelia, appunto.

Gli Ufomammut sono tra le più interessanti e solide realtà dell’ambiente, giunti con “Oro: Opus Primum”, prima parte di un concept alchemico-esoterico suddiviso in due dischi editi dalla Neurot Recordings, alla quinta prova in studio.

“Oro: Opus Primum” è un altro imprescindibile tassello dell’orgasmo auditivo chiamato Ufomammut. Riff mastodontici, pura lisergia e alienazione, infiniti crescendo che degenerano in catartiche esplosioni di suono in un’unica e lunga suite divisa in cinque sezioni.
Sarà la colonna sonora dei nostri sabba a lungo, almeno fino all’uscita della seconda parte.

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