Home > In Evidenza > Venezia 77 – Quo Vadis, Aida?
  • Venezia 77 – Quo Vadis, Aida?

    Diretto da Jasmila Žbanić

    vai alla scheda del film

    Loudvision:
    Lettori:
    Vota anche tu

Correlati

Il Concorso di Venezia 77 si apre con un pugno allo stomaco, con la drammatizzazione di uno dei più spregevoli atti di guerra perpetrati in Europa negli ultimi trent’anni, mai troppo ricordato: il massacro di Srebrenica compiuto dalle milizie serbe di Ratko Mladić, che trucidarono migliaia di musulmani bosniaci sul finire della guerra civile che insanguinò i Balcani per tutta la prima metà degli anni Novanta del secolo scorso.

La cineasta bosniaca Jasmila Žbanić, già vincitrice dell’Orso d’Oro di Berlino nel 2006 con il suo esordio “Il segreto di Esma”, con “Quo Vadis, Aida?” realizza un film accorato (fin troppo, a tratti) e sincero, traboccante d’indignazione, con un punto di vista “interno” ai fatti che, probabilmente, solo un’artista nativa di Sarajevo può riversare in maniera così netta nelle immagini, perdendo a volte la giusta distanza dalla materia ma acquistando in credibilità e capacità di provocare empatia. Un punto di vista (va sempre ricordato, quando si rappresenta la Storia al cinema) affidato ad una protagonista assoluta, traduttrice per l’ONU, insegnante, moglie, madre, in continua tensione nell’armonizzazione dei ruoli e in scena per la gran parte dell’opera.

Nel 1995, durante la guerra civile, l’esercito serbo prende la città bosniaca di Srebrenica, dove Aida (Jasna Duricic, prima candidata in pectore alla Coppa Volpi), una traduttrice dell’ONU, vive col marito e i suoi due figli. Aida ritiene di essere al sicuro nel campo base ONU dove lavora, ma quando la pressione dell’esercito serbo sul perimetro, dove hanno trovato rifugio anche centinaia di cittadini di Srebrenica d’etnia bosgnacca, comincia a intensificarsi, Aida deve trovare il modo di salvare sé stessa e la sua famiglia dal massacro.

L’interesse collettivo e quello personale, e la complicata, forse impossibile, convivenza delle due pulsioni: è questa, in sintesi, la chiave dell’opera. Fare il meglio per il proprio popolo, con un occhio di riguardo per i propri cari; tema caro a gran parte del cinema contemporaneo, perfino il dittico “Infinity War” – “Endgame” è tutto costruito intorno a questo concetto, e il supremo gesto eroico è proprio quello del sacrificio in nome della collettività, in barba agli agi e agli affetti, in spregio all’individualismo imperante.

Aida non è un’eroina, ma una persona normale trovatasi improvvisamente nel centro dell’inferno, costretta a fare di tutto per sopravvivere e per assicurare ai suoi cari la sopravvivenza. Intorno a lei si muovono tutte le pedine del terribile gioco: le spavalde milizie serbe, i caschi blu intervenuti come forza di interposizione totalmente inadeguati, i concittadini, dall’una e dall’altra parte. Žbanić tiene le fila grazie ad un montaggio preciso ed essenziale, a lunghi piani sequenza che seguono l’incedere di Aida dentro e fuori la base militare, e riesce a rappresentare l’orrore senza mostrare una sola goccia di sangue.

Più di una le sequenze da ricordare, ma il massacro del prefinale, all’interno di una sala cinematografica dismessa, provoca vertigini di senso: nessun indugio ricattatorio, nessuna pornografia del dolore, ma uno schermo bianco (“Qui inizia il vero film”, dice uno dei carnefici), un cerchio di persone ammassate, le canne dei fucili, la camera che lentamente indietreggia scoprendo i furgoni ormai vuoti. Certo non parliamo di un’opera esente da difetti, i finali multipli sono probabilmente eccessivi, c’è qualche ripetizione, qualche passaggio a vuoto. Ma sono sbagli facili da perdonare, se si considera il complesso portato emozionale della cineasta nei confronti dei fatti.

Sufficienza piena dunque, opera che sfugge didascalismi e facili intenti didattici per volare più alto, per inserire gli esseri umani all’interno delle pagine (purtroppo) ammuffite della storia nazionale. E lo fa tratteggiando una protagonista forte, vero cardine della famiglia, composta da maschi imbelli e schiacciati, o da intellettuali fragili al confronto con l’orrore. Quando ritorna una parvenza di normalità, quando gli ex nemici si ritrovano di nuovo insieme, fianco a fianco, diviene palese tutta la complessità dell’operazione di rimozione. Non si potrà dimenticare, mai, e le nuove generazioni è meglio che chiudano occhi e bocca, che non si voltino indietro, che guardino al futuro per cercare di creare una società nuova. Un film di forte impatto, a tratti scolastico, con qualche scelta discutibile, specie sul piano estetico: ma, per il solo fatto di essere il primo film di finzione uscito fuori dai confini a gettare luce su una pagina oscura, su una delle tanti notti oscure dell’Europa, di capitale importanza.

Pro

Contro

Scroll To Top